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7

Cassa dritta e melodie, schiaffi e carezze. A quasi un anno di distanza all’ultimo lavoro lungo, Nathan Fake si ripresenta con un EP che ne prende le distanze, non tanto per le caratteristiche sonore, quanto per le finalità. Si tratta, infatti, di quattro tracce in quattro tempi indirizzate al dancefloor, sicuramente meno new age e immersive di Providence. Le emozioni, però, non mancano, perché nonostante il pulsare della cassa dritta, il producer di Norfolk riesce a lasciarsi andare alla costruzione di melodie eteree e organiche, come da sua tradizione. Ne sono un esempio la title-track, un ipnotico banger crudo e “raw” nelle ritmiche come sognante nei synth, o Cloudswept, con le sue calde tastiere melodiche e gli spunti sci-fi dosati su cassa dritta e danzerecci hi-hat.

Più oscure e spezzate Seretonin Drops, tra droni ronzanti e schegge affilate, e Lea, un saliscendi di manopole etniche e acide che poi evolvono in una dispotica melodia vitrea. Tracce che coniugano approccio robotico e calore umano.

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