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Dove va a finire tutto l’amore di una storia d’amore? Che forma ha il dolore della separazione, l’idea che due persone legate da qualcosa di speciale siano costrette ad allontanarsi? Non c’è una risposta precisa a nessuna di queste domande. Il divorzio è come un lutto: ti arriva addosso con la forza di un treno in corsa e a volte lascia ferite che non si rimarginano (non sulla pelle ma sotto), insieme al vuoto lasciato da sentimenti ormai dimenticati. Sulla dinamica della dissoluzione della coppia il cinema si era già espresso manipolando il tema secondo la visione dell’autore, vedi Kramer vs Kramer, Spara alla luna, Ventesimo secolo o Scene da un matrimonio, dove l’arte alimentava la vita e la vita andava a rotoli, ma con Storia di un matrimonio (Marriage Story) – seconda produzione con Netflix dopo The Meyerowitz Stories – sembra che Noah Baumbach abbia trovato una chiave diversa per raccontare la fine, quello che precede e anche quello che arriva in seguito, di un rapporto.

Nel film va in scena lo scontro tra gente di spettacolo che la teatralità la vive dentro e fuori casa, regista e attrice, marito e moglie con un figlio piccolo imprigionati in ruoli sociali senza possibilità di mediazione (che infatti cercheranno all’esterno, tra famiglia e avvocati), comici ed egoriferiti come solo i personaggi di Baumbach sanno essere, ma di fondo immersi in un contesto naturalistico e spontaneo grazie alla scrittura priva di artificio. A partire dal montaggio iniziale, con le voci dei due protagonisti, Charlie (Adam Driver) e Nicole (Scarlett Johansson), che leggono fuori campo la lista delle cose che amano di più l’uno dell’altro mentre sullo schermo ruotano immagini della loro vita insieme. Tutto è così semplice (eppure articolato e ricolmo di dettagli) da spaccarti a metà il cuore: è più difficile catturare ciò che distrugge un amore, così la pellicola si trasforma in una fotografia alquanto straziante e altrettanto irrinunciabilmente fondamentale, tanto per la carriera di un regista ormai definitivamente maturo e consapevole quanto per l’esperienza emotiva di ogni spettatore.

Storia di un matrimonio è un’opera umanamente molto sentita, ancora più delle pellicole precedenti, come evidenziato dalla cura con cui il regista sceglie ogni parola o con cui tratteggia i vari stadi dell’iter legale e soprattutto emotivo della coppia in via di separazione, forse stralci di un’esperienza personale che solo il tempo, e il cinema, hanno saputo trasformare in qualcosa di universalmente condivisibile. Quindici anni fa Baumbach affrontava la stessa tematica dal punto di vista dei figli ne Il calamaro e la balena, e se all’epoca i due genitori – anche loro artisti problematici – usavano le parole come fucili da puntarsi contro, qui Charlie e Nicole fanno tenerezza per come riescono a costruire un muro tra loro, man mano sempre più solido, quasi avvertendo l’incombere di un dolore insopportabile. E noi, con lo sguardo che rimbalza da un volto all’altro, non patteggiamo per nessuno dei due, non scegliamo nessuno dei due schieramenti, ma ci poniamo nel mezzo, in una zona franca e neutrale, un po’ impotenti di fronte a un amore che per quanto romantico, è destinato a naufragare. 

30 Agosto 2019
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Noah Baumbach

The Meyerowitz Stories (New and Selected)

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