Live Report
Dal 14 Novembre al 17 Novembre 2018

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L’ultimo live act – e sicuramente il più atteso del Node Festival di Modena – spetta a Ben Frost, un nome che racchiude appieno lo spirito e l’humus del programma di questa nona edizione. Sperimentazioni elettroniche, elettroacustica, multimedialità e installazioni site-specific sono gli assi portanti della rassegna, ma qui il mood è distante dal clubbing, anzi diciamo proprio che è l’altra faccia del dancefloor – anche di quello più ricercato. Il tutto è sottolineato anche dalle venue selezionate e dalle scelte artistiche. Una line-up ben nutrita in grado di fondere l’ambient nippo-retro-futurista dei Visible Cloaks all’elegante vibrafono di Masayoshi Fujita, senza dimenticare i droni organici di Pilia + Pupillo e l’elettronica modulare dell’ormai acclamata Caterina Barbieri. Le anteprime, invece, avevano incluso la mostra di Ryochi Kurokawa e la performance di Deantoni Parks (collaboratore di John Cale, The Mars Volta…).

Ci dirigiamo a piedi verso il Teatro Storchi, – un edificio di fine ‘800 in stile greco-romano – ma essendo in largo anticipo e per sopperire al freddo che sta incombendo, ci rifugiamo nel bar allestito per l’occasione. La platea è indubbiamente eterogena: persone di mezza età in rampa di lancio per l’aperitivo, giovani dal dress code total black, trentenni apparentemente ordinari e persino genitori con figli al seguito. È il sogno di molti promoter quello di coinvolgere una rete ben stratificata di pubblico. Ed è quello che l’organizzazione del Node Festival è riuscita a fare.

La timetable è pressoché rispettata, con i soli 15 minuti accademici di ritardo, l’apertura è affidata ad Hiroaki Umeda, coreografo e artista multidisciplinare che danza immerso in un ciclone di musica glitch e rappresentazioni video tecnologiche. Le linee visive costruiscono tessiture sempre più complesse, mentre le frequenze arrivano ad abbracciare anche destabilizzanti infrasuoni. Il tutto si svolge nell’arco di 30 minuti e considerando la portata degli applausi, la performance è più che apprezzata. Breve pausa, cambio palco ed è giunta l’ora di Ben Frost e MFO, alias di Marcel Weber, artista tedesco noto per essere il visual director dell’Atonal di Berlino. Il musicista australiano, islandese d’adozione, mette in moto i vari controller, il mixer e altro che non ci è dato sapere, dopodiché imbraccia la chitarra ed esordisce con la magmatica Threshold Of Faith. MFO nel frattempo imbastisce i suoi fasci di luce e disegna una surreale parete di ghiaccio che si dilata in profondi abissi marini.

Frost è un sacerdote e questo è il suo rito iniziatico, un evento in grado di evocare una sorta di potenza trascendente per poi convertirla in qualcosa di immanente. A tratti è come se suonasse le onde di pressione generate dalla bobina di Tesla, in altre definisce quell’immaginario post apocalittico in cui la resilienza è l’unica capacità umana ad emergere. Le strutture dell’Hi-Tech vengono destrutturate e portate all’esasperazione per poi venir frullate da due amplificatori testa cassa in una commistione di suoni sintetici ed analogici. Chi mai potrebbe pensare di unire le valvole di un Ampeg con la sintesi digitale FM? Solamente chi sperimenta senza porsi troppi limiti, riflettendo più sulle molteplici possibilità di massa sonora che sul concetto di musica arrangiata in senso stretto.

L’amico di Tim Hecker ha sempre lavorato sull’aspetto fisico del suono, di conseguenza un’acustica come quella del Teatro Storchi – ma in generale quella dei teatri – coadiuvata da un impianto ad hoc, è senz’altro la cornice ideale per apprezzarne la profondità della vibrazione.  Diciamo che la pavimentazione e le balaustre in legno scricchiolano a dovere. Solitamente, in Italia, queste sedi sono dedite a ben altro, ma potrebbero – auguriamocelo – divenire uno standard per accogliere proposte artistiche di questo tipo. Dopo un ora e quindici minuti di live, il druido lungocrinito chiude il set con Entropy in Blue, dopo aver suonato interamente The Centre Cannot Hold – l’album uscito nel 2017 per Mute e registrato assieme a Steve Albini. Performance memorabile.

22 Novembre 2018
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