Recensioni

6.8

Dopo una parentesi in trascurabili solo project (Paul Hartnoll ha pubblicato a suo nome The Ideal Condition per ACP nel 2007; Phil si è cimentato in duo con Nick Smith nel progetto Long Range, titolare di un Madness and Me del 2007 uscito per la personal Long Range Recordings), gli Orbital, dalla reunion del 2008 ai conseguenti live celebrativi (e la raccolta 20), hanno dimostrato una certa freschezza. A testimonianza, un singolo techno kitch terra terra ma efficace come Don’t Stop Me/The Gun is Good del 2010 e il video diario delle session di Wonky uscito su You Tube a quasi dieci anni da Blue Album.

Paul ha recentemente dichiarato a RA di avere scelto le tracce dello stesso Wonky unicamente in base al metro dell’emozione, caratteristica che gli Orbital coltivano da sempre e con alterni risultati, specie nella seconda metà della carriera.
Never è sicuramente il miglior tiro sotto questo profilo, New France, con una stereotipata Zola Jesus, un comodo ripiego 80s; eppure, se l’album ha una forza è nell’impatto. Wonky pare pensato per le performance live, è musica rave evoluta fatta con macchine analogiche, senz’altro rockista, ma con i numeri per far ballare: dall’opener Stright Sun al finale fidgettato di Where’s Is It Going?. In mezzo i britannici rielaborano mode e tendenze del recente passato, uscendosene con sufficienti retromanie rave early 90s (Stringy Acid), buona robotica à la Magnetic Man (Beelzedub, un tour de force di half step, wooble e drum’n’bass pronto per gli stadi), divertenti gattofilie grime sotto speed (Wonky con Lady Leshurr). Il lato più IDM-elaborato è relegato a brani come Disctractions (un peccato per il refrain, l’arrangiamento è ottimo) o all’indietronica di One Big Moment (che svolta presto tra melodia e fidgettismi), anche qui sempre attenti ai tassi di barocchismo.

Wonky non fa il botto di Further dei Chemical Brothers, ma è una discreta seconda giovinezza per i fratelli.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette