• mar
    27
    2017

Album

Escape From Today, Fratto9 Under The Sky

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Capita d’imbattersi in dischi che fanno dell’intensità la propria cifra stilistica. Sonorità granitiche che lasciano filtrare una fioca luce, come finestre tappezzate di fogli di giornali o echi lontani, sinistri, da decifrare con attenzione. Se oggi mi chiedessero quale musicista italiano potrebbe farsi portavoce di tale intensità non esiterei a fare il nome di Paolo Spaccamonti, musicista torinese che ha lentamente abituato il nostro orecchio a storie sgorganti da sei semplici corde, annichilendo la parola e affidandosi ad un magma sonoro che divampa, assale e si consuma. Così era stato per il “doloroso” Rumors, così è stato anche per la meravigliosa colonna sonora film di Fabio Bobbio, I Cormorani (in collaborazione con il trombettista Ramon Moro).

In Torturatori il sound targato Spaccamonti mantiene la sua natura squisitamente criptica e metafisica ma si arricchisce della collaborazione di un altro abile disegnatore d’atmosfere, ovvero Paul Beauchamp, musicista elettroacustico originario della North Carolina che utilizza archetti e rumori, elettronica e droni. Due binari paralleli che sembravano destinati a non incontrarsi mai per quell’apparente antinomia ambient-metal che connota distintamente i due musicisti. Ma quanto ascoltato ne I Cormorani è bastato a raggirare queste restrizioni puramente estetiche, inducendoci ancora una volta a scoprire cosa si celasse dietro le due tracce (due lunghe suite per la durata complessiva di circa 30 minuti) ribattezzate semplicemente Black Side e White Side.

I due artisti ci tengono a sottolineare che quanto ascoltato è «frutto di una improvvisazione nata sul momento e registrata in un’unica session», quasi a voler sottolineare l’intenzione di raccontare lasciando che la narrazione fluisca quasi fino a scomparire. L’impressione è proprio quella: un’inspiegabile tendere alla dissolvenza che lascia trasparire tagli magnificamente cinematografici. E c’è da perdersi in labirinti imbrattati di noise dove piovono calcinacci in droning e minimalismi assortiti. Un universo in cortocircuito dove l’estaticità di Murakami incontra la brutalità di Burroughs, sbandando tra scosse in continuo assestamento. Trenta minuti tremuli, vibranti, che eccitano il pensiero ed invitano, invocando Jean Baudrillard, a fuggire dalla gabbia dell’iperreale quotidiano. Laddove il limite si fa impalpabile, è proprio lì che nascono i suoni migliori. Torturatori è musica in movimento, oltre che un’ottima prova: l’ennesima per Spaccamonti, più di una semplice riconferma per Beauchamp.

24 aprile 2017
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