• Set
    07
    2018

Album

Legacy

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Chi frequenta abitualmente il catalogo di Paul Simon, anche quello più recente come So Beautiful Or So What del 2011, non dovrebbe rimanerne troppo sorpreso, ma chi se lo ricorda solamente per le grandi hit di Graceland o per il repertorio ancora più stagionato firmato con Art Garfunkel, potrebbe rimanere stupito dalla gentilezza con la quale il tempo si è posato sulle corde vocali del cantautore newyorchese. Certo, non ci sono più la forza e l’agilità degli anni Ottanta, ma il timbro a 76 anni suonati è ancora quello: una dolce e rotonda voce tenorile che gli ha fatto adagiare i suoi strampalati quadretti poetici sul folk prima, e sui suoni della diaspora africana e sui ritmi brasiliani poi.

E con l’età, forse, gli è cresciuta dentro anche una certa prospettiva sulla propria produzione. O almeno così possiamo interpretare questo quattordicesimo album solista fatto di sole riletture di brani del proprio repertorio. Il guizzo è tutto nell’aver evitato accuratamente le hit (niente brani dall’omonimo esordio o da Graceland, per esempio), e nell’essersi concentrato su una scaletta eterogenea per stile e genere, tenuta però insieme dall’immensa classe e dallo stile inconfondibile. Essendo poi Simon un musicista non banale, la rilettura dei brani è quasi una riscrittura, con gli elementi minimi delle canzoni che rimangono dove ce li aspettiamo, ma vesti completamente nuove (e con alcuni ritocchi anche ai testi che vi lasciamo scoprire).

Prendete, per esempio, Can’t Run But, originariamente intrisa di samba su The Rhythm of the Saints e qui resa da camera con gli archi dello yMusic ensemble di New York. Per questo disegno di riscrittura, Simon si è circondato di collaboratori di primissimo piano, da Bill Frisell (sentite la sua chitarra in Love), il trombettista Wynton Marsalis (che ha riarrangiato Pigs, Sheep and Wolves), Bryce Dressner dei National (che ha contribuito agli arrangiamenti) e un gigante della batteria jazz come Jack DeJohnette. Ne escono dieci brani che sembrano quasi nuovi, certo privi delle scosse elettrizzanti e dell’impatto degli originali, ma comunque figli della verve creativa di un musicista che a distanza di sessant’anni (!) dall’esordio continua a sembrare in gran forma. Nonostante o a causa dell’età. Chissà.

7 Settembre 2018
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