Recensioni

6.1

Sui dischi post reunion, il discorso rischia di essere ozioso e cadere sempre negli stessi luoghi comuni. Anche con un po’ di prevenzione da parte nostra, lo confessiamo. È vero che molte di queste uscite sono opere che non aggiungono niente di trascendentale ai cataloghi dei loro autori. E lo si è detto solo qualche milione di volte. Poi qualche eccezione c’è, frutto di una ritrovata ispirazione (Mission of Burma) o di scelte radicali che creano un nuovo corso con un diverso sound (Swans). Il buon John Lydon dove si colloca? Sostanzialmente, nel mezzo. Ha abbastanza autoironia – anche per aggiungere i puntini di sospensione dopo il titolo dell’album – e se la cava abbastanza in questa seconda vita dei PIL post Country Life (la marca di burro per cui Johnny ha fatto pubblicità finanziandosi così la reunion); lo fa senza annoiare, anche se soprattutto con il mestiere, le sue consumate doti da istrione e la perizia di una band che sa il fatto suo (per carità, non sono difetti).

L’auto-clonazione è sempre in agguato. Prendiamo il primo singolo, Double Trouble: un punk acido con il passo ritmico della Public Image primigenia (per la cronaca, è un’arringa sulla felicità domestica che prende spunto da una litigata per il wc rotto di casa Lydon). The One ha un’andatura reggaeggiante e un respiro sinfonico che – almeno al sottoscritto – ricorda una Rise un po’ più confidenziale. Ma appunto quelli erano capolavori, questi sono brani onesti né più ne meno.

Tutti i pezzi girano intorno al post-punk “classico” dei PIL. L’armamentario è quello solito, giri di basso profondi, chitarra dissonante e quella voce… Prese una per una le canzoni non sono neppure male, sono variazioni sui temi fatte con cura e senza una nota fuori posto. Know Now è un curioso hard rock con inflessioni dance e orientaleggianti: detta così sembra un pasticcio ma non lo è, perché può fare affidamento su una chitarra creativa come quella di Lu Edmonds (che non è Keith Levene ma ne fa bene le veci). Betty Page ha una bella apertura melodica, mentre per Spice of Choice e The One parliamo di un pop corale dissonante che ha una sua solennità. Whole Life Time è un funkettone con basso tonante in primo piano e chitarra effettata, I’m Not Satisfied sembra un versione stilizzata e più easy del sound alla Metal Box. Anche il noise di Corporate è un tributo a cose già fatte (ricordate Theme?). Girano intorno, non girano a vuoto ma girano in tondo, e alla fine siamo sempre lì.

Lydon dice di essere finalmente libero di fare la musica che vuole. In sostanza, quella che ha sempre fatto. È troppo intelligente per fare un discaccio e se ricicla le sue idee – per lo meno in musica – sa fermarsi un attimo prima di diventare la parodia di se stesso (o almeno la parodia consapevole). E così ricadiamo nei soliti discorsi. Disco conciso, questo è un pregio. E gradevole. Sta a chi ascolta decidere se accontentarsi o meno.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette