Recensioni

7

Nessuno da queste parti stravedeva per Indie Cindy e Head Carrier. E nemmeno i Pixies d’altronde. Il motivo implicito lo ha spiegato Black Francis in una recente intervista al mensile inglese Long Live Vinyl: il primo è stato l’album di un gruppo a cui “mancava un pezzo”, il secondo quello di una band con un nuovo inserimento che si stava ancora assestando. Non è solo per questo naturalmente che i lavori precedenti post Kim Deal non hanno convinto. Fatto sta che oggi la versione mark II dei Pixies sembra più compatta e sciolta e questo nuovo disco ne risente in modo positivo.

Paz Lechantin – senza tirare in ballo paragoni con Kim Deal, di cui segue comunque le orme dal punto di vista tecnico e armonico, per non dire che le ricalca tout court – è ormai dentro alla band, al punto da mettere la firma su due dei brani più interessanti: il più avvolgente e bizzarro (ma quale canzone dei Pixies si può chiamare normale), cioè la psichedelia dark e westernata di Los Surfer Muertos, e il primo traino scelto per anticipare l’album, On Graveyard Hill, singolo in effetti tra i più incisivi, che offre un gancio notevole alle atmosfere di Surfer RosaDoolittle a base di backbeat sostenuto-dissonanze-distorsioni a spot, con tanto di vocals nevrasteniche-squittenti-abbaianti e soprattutto un gran bel ritornello tirato come ciliegina sulla torta. Richiamo subito bissato da Catfish Cate, che ha due link mica male, precisamente al caracollare dinoccolato della vecchia Here Comes Your Man e ai cori stratosferici di una Alec Eiffel.

Due pezzi che spingono a pigiare il tasto repeat anche nella memoria, non si sa se più per il richiamo irresistibile al passato o perché hanno semplicemente tutte le parti di un brano dei Pixies messe al posto giusto, dalla scrittura alle armonie-dinamiche di band. Più in generale Beneath the Eyrie pare scrollarsi di dosso almeno il retrogusto metallico e manierista dell’ultimo Head Carrier e battere territori folksy con chitarre acustiche spagnoleggianti – ma anche interessanti e azzeccati innesti di tastiere – con il suo tipico traccheggiare intorno a melodie indolenti (i polka-blues alla Tom Waits di This Is My Fate e Bird of Prey o la ballata sommessa di Silver Bullet), senza disdegnare affondi rock come il grunge di Long Rider e il punkabbilly di St. Nazaire. Sono tornati i vecchi Pixies? No, sono tornati dei Pixies più rinfrancati, agili e in forma, e di questo ci rallegriamo. Basterà? Dipende da quanto si è esigenti. Difficile fare grossi appunti a Beneath the Eyrie, in ogni caso.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette