• Apr
    28
    2014

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Self Released

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C’è sempre stata almeno una goccia di veleno nel cocktail cazzone e scellerato dei Pixies, una nota di angst esistenziale che lo rendeva inquietante nel momento stesso in cui ti caricava a pallettoni, solleticandoti il lato liberatorio della ferocia. Un gioco da cui uscivi felicemente stremato e con qualche livido invisibile con cui fare i conti per un pezzo. Non stupisce che Cobain ne fosse così innamorato. Il che ci offre il destro per una domanda retorica facilona: a Kurt buonanima piacerebbero i Pixies di Indie Cindy? C’è di che dubitarne. Un po’ come chiedere ad un appassionato di tequila di convertirsi al bacardi breeze.

Voglio dire, il caro Frank non ha perso il vizio di sfornare incastri melodici killer, una ricetta basale che ti si appiccica come il bostik ai circuiti neuronali. Infatti nella dozzina di pezzi nuovi si possono pescare tre o quattro potenziali hit (la psicosi asprigna di Magdalena, la schizofrenia accomodante della title track, l’uggia dolciastra di Greens And Blues e fors’anche una Another Toe In The Ocean che chiama i Foo Fighters a carezzare tessiture vocali quasi – sottolineo il quasi – Beach Boys), però manca tutto il resto, cioè il rovello di chi cova un’ombra nel cuore, una spina nell’anima, un mostro nello stomaco.

Queste canzoni sembrano scritte, suonate e cantate da una band di discreti imitatori dei Pixies che nel frattempo si sono ascoltati una paio di volte di troppo gli Smash Mouth. Capaci oltretutto e ovviamente di un paio di cadute davvero rovinose, come la caciara AC/DC di Blues Eyed Hexe o una Jamie Bravo scritta col piede mancino. I Pixies del 2014 sono un baraccone tridimensionale senza sceneggiatura. Così inutilmente catchy che non riesci neppure a detestarli.

28 Aprile 2014
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