• Giu
    10
    2016

Album

Warp Records

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A partire dalla scelta della copertina, sembra che il percorso di sintesi avviato dopo la pubblicazione di Scintilli con Reachy Prints sia arrivato ad un ulteriore livello di precisione e dettaglio. La cover art scelta da Ed Handley e Andy Turner  per The Digging Remedy è di gran lunga la più minimale tra quelle proposte finora, e l’ascolto del disco ne dà parziale riprova. Il nuovo album è fatto di texture sonore più che di soundtrack immaginarie e, in un certo senso, rappresenta l’IDM dei 90s nel suo più misurato ed efficace portato. Niente UFO o arcane numerologie à la Boards Of Canada, niente glifi impossibili marchiati Autechre o quadrati attorno alla propria legacy (vedi Richard D. James): dentro piuttosto troviamo la spremuta di ciò che da sempre caratterizza la coppia, ancora più all’osso, con il fuoco della telecamera più stretto, sull’attimo.

Le texture cromatiche sui toni del grigio su sfondo nero della copertina, le cinque zone ingrandite poste in evidenza, non devono però esser prese alla lettera, non rappresentano un album totalmente elettronico o privo di colore come potrebbe sembrare da una Baby Step Giant Step che ci ricorda da vicino N Plants di Biosphere. Al solito i Plaid mescolano i più svariati strumenti (qui troviamo flauto e chitarra suonati da Benet Walsh) e rimandi a certa Detroit, ma ciò che fanno risponde ancora una volta al marchio che hanno costruito in 25 anni, una garanzia di eleganza ed esotismo essiccato al sole in cui è da sempre catartico sdraiarsi. C’è un motivo per cui Ed Handley e Andy Turner stanno alla larga dalle strategie di marketing digitale per promuovere le loro pubblicazioni: al riparo da pressioni, campagne, indizi, ecc… la loro musica conserva ancora quel qualcosa di artigianalmente schivo di cui ci si sente in un certo senso custodi. Pezzi come Yo Mountain o la più Black Dog del lotto CLOCK (con l’inserto di flauto di Walsh), o ancora altre tracce qui presenti in scaletta, non sfigurerebbero nella migliore produzione warpista della seconda metà dei Novanta, eppure viaggiano su un loro parallasse, sono tasselli di un unico splendido mosaico che è la discografia dei Plaid finora.

Ecco perché lo scavo che il duo ci ha suggerito come rimedio nel titolo del disco non risponde al solito, classico, ritorno al passato, ma ad un modo per rinascere dalle proprie ceneri. Riascoltare vecchi dischi rimanendo liberi dal citarli è il dono di chi ha ancora talento e creatività dalla propria parte; poi in cuffia arriva una scaletta di per sé non sempre indimenticabile, con una coda in rilascio graduale a livello d’attenzione (Reeling Spiders), senz’altro con qualche episodio che non si farà ricordare (Held), ma niente che incrini il godimento del lavoro nel suo complesso, né la raffinatezza con la quale è stato congegnato.

10 Giugno 2016
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The Digging Remedy

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