Recensioni

6.5

EX è stato registrato dal vivo il 6 novembre 2013 al Guggenheim Museum di New York. Un evento sponsorizzato da Dior, con il ricavato di questo – ingresso popolare a 125 dollari, VIP a 500 – destinato a sostenere le attività della fondazione del museo, arte moderna e contemporanea in primis. Una location, parole di Hawtin (per l’occasione Plastikman), che aiuta l’interscambio di flussi creativi tra musica, architettura, pittura, scultura.

L’album arriva undici anni dopo Closer, ultimo numero sulla lunga distanza, e una manciata di EP rispetto a questo successivi (la trilogia Nostalgik, I Don’t Know, fino a Slinky, datato 2010). Un ritorno in stile Plastikman, fatto di grande pulizia sonora, kickdrum austere, guizzi sintetici e 303 disegnate con precisione millimetrica. 53 minuti di disco che regalano momenti di magia, spunti degni di nota, siglati a dovere nel visionario coro di archi sintetici che chiudono il lavoro. Progressioni di maniera, esplorazioni sonore poco originali, forse. Non sempre però queste ultime sono da considerarsi prerogative totalmente negative di un’opera, soprattutto quando l’accademia che si dispensa è la propria, perfezionata durante anni di produzioni, e non quella di altri, presa in prestito per il tempo di una stagione.

EX descrive il Richie Hatwin dei nostri giorni. Levigato, scolpito minuziosamente, pulito da tutte le imperfezioni. Descrive un Plastikman che cerca punti di contatto, almeno a parole, con altre arti, figurative o di organizzazione degli spazi. Poi, meno poeticamente, con sguardo più cinico da businessman, assieme al disco vende anche un bass system. Per arrivare ad una “nuova dimensione fisica dell’esperienza musicale”.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette