• Feb
    22
    2019

Album

Bella Union

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«Stanno su per anni, e poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN!»: quando meno te l’aspetti sbuca fuori un gruppo che, proprio come i quadri di cui si parla ne Il pianista sull’Oceano, ti fanno sobbalzare. Succede coi Pom Poko, quartetto art pop norvegese che debutta quest’anno con Birthday. L’energia degli Lcd Soundsystem (Theme #1) e l’euforia dei collettivi canadesi (Arcade Fire, Broken Social Scene: se ne sentono gli echi in If U Want Me To Stay) sono diluite da solventi jazz (My Work Is Full Of Art) e indie rock (Crazy Energy Night). Ma l’esordio dei Pom Poko è anche altro: geometrie math (Milk Trust), sciabordii punk (Daytripper) e belle melodie pop (Blue) sono facce della stessa spirale caleidoscopica e ipnotica che è il motore del sound della band. Un gruppo fresco, imprevedibile, ambizioso e, soprattutto, convincente. Ovviamente, la gioventù gioca un ruolo preminente nell’esuberanza di Birthday, ma la formula è vincente anche nei momenti meno vivaci, come la conclusiva Peachy.

Suonano come dei Superorganism meno plastici e più concreti, ma, soprattutto, i quattro sembrano divertirsi un mondo a smontare e rimontare influenze e suggestioni per rielaborarle in un proprio paesaggio sonoro in cui l’unica regola che regna sembra essere il caos controllato. E poi, c’è quella voce di Ragnhild – a metà tra Pumarosa e Duchess Says – che, insolente e sicura di sé, sa come ammaliare e sedurre l’orecchio. Poco altro da aggiungere: i Pom Poko sono tra le migliori rivelazioni che il buon Simon Raymonde ha avuto da anni. Grazie a lui e bravi(ssimi) loro. Buon ascolto.

22 Febbraio 2019
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