Recensioni

Al loro terzo album, i Pop. 1280, quartetto di Brooklyn che prende il nome dal romanzo omonimo scritto da Jim Thompson nel 1964, ci consegnano un altro tassello fondamentale per comprendere appieno la loro visione distopica della postmodernità. A livello di contenuti, siamo in presenza di un approccio pienamente “cyberpunk”, vicino alle paranoie sulla società del controllo e dello spettacolo, già ampiamente disossate da gruppi early industrial come Throbbing Gristle, Clock DVA e Cabaret Voltaire. I testi si focalizzano sugli aspetti più negativi che la tecnologia sta avendo sulle nostre vite. Ad esempio in Phantom Freighter, il cantante Chris Bug ci urla in faccia «I went and did it again. Made myself sick on planned obsolescence», mentre in Chromidia, declama «are you my best friend. Are you the camera lens?». Sono contenuti che, oggi come oggi, suonano sempre più attuali e si può forse affermare che un certo recupero “retro futurista” di tematiche e sonorità industrial (early e non) sembra essere legato alle brucianti esigenze del presente.
A livello di espressione, invece, siamo catapultati in un post punk istrionico à la The Birthday Party (In Silicio) virato verso un noise rock abrasivo che richiama alla mente gruppi anni Novanta come Cop Shoot Cop, The Young Gods e Meathead. Proprio l’ombra della band di Jim Coleman, anch’essa newyorkese, si staglia nera sul brano di apertura Pyramids on Mars. Le percussioni di Andrew Chugg spesso si accompagnano a drum machine e sintetizzatori che richiamano un certo gusto elettro-industrial. Il disco esce anche in un’edizione limitata in vinile, disponibile solo per corrispondenza, stampata in 100 copie numerate a mano e dotata del 7″ Penetrate, realizzato nel 2015. Il lavoro è ben prodotto e tutti gli ingredienti qui appaiono ben amalgamanti, con un0 spostamento deciso da sonorità alla Jesus Lizard e Cows verso una sorta di “Wax Trax! sound” ibridato con la lezione fondamentale dei Cop Shoot Cop, la cui influenza è emersa prepotentemente proprio nel 7″ Penetrate per poi riverberarsi su tutto il nuovo lavoro.
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