• Mar
    13
    2020

Album

Domino

Add to Flipboard Magazine.

Con il quarto album Ricky Music era importante non sbagliare. Aaron Maine, con il suo progetto/alter ego Porches, doveva infatti dimostrare che l’ottimo Pool (2016) non fu partorito in uno stato di grazia compositivo casuale quanto irripetibile. Già due anni fa, ad allontanare le convinzioni di una presunta centralità dell’americano all’interno del panorama alt(ro)-pop, aveva già pensato The House, ovvero una versione minore – sotto tutti gli aspetti – del più fortunato predecessore.

Maine non sembra essere stato spronato più di tanto dal mezzo passo falso di The House e torna sul luogo del delitto portandosi dietro nuovamente l’amico Dev Hynes (sia come featuring vocale in rangerover sia come supervisore su altri brani), portando avanti un discorso synthpop che gioca costantemente di sottrazione puntando al raffinato, senza esserlo realmente. Abbandonata ormai definitivamente l’aura da bedroom/Bandcamp star degli albori, il newyorkese si muove in una sorta di limbo synth-art-sophisti mostrando sporadici lampi di talento tenuti a freno da una patina estetica che spesso supera il contenuto stesso.

Lampi, dicevamo. Patience non dispiace (anche se talvolta l’eccessiva melodiosità può risultare indigesta), la già citata rangerover conferma l’abilità di azzeccare i singoli (strano incrocio tra i Weezer sintetici e i 1975 meno esuberanti) e – per chi vi scrive – funzionano pure i trenta secondi di puro lo-fi indie rock di PFB. Continua ad essere interessante lo studio sul suono dei synth (tanto che inizia a scorgersi un Porches-sound anche a livello prettamente strumentale), ma in più di una occasione le buone intuizioni finiscono in un nulla di concretizzato (I Wanna Ride).

A rendere Ricky Music più tedioso che piacevole è probabilmente l’abbondanza di situazioni in cui la voce tanto catatonica quanto effettata (spesso in autotune) viene messa in risalto su brani a conti fatti inconcludenti (Fuck_3, I Can’t Even Think), che esasperano intimismi e romanticismi un po’ all’acqua di rose. In questo senso, il fatto di essere meno sbilanciato sul lato clubby rispetto a The House probabilmente non aiuta (solo la pasticciata Madonna feat Mitski aumenta i bpm).

Ricky Music è un lavoro che risulta difficile da trovare appagante tout court: anche se non mancano un paio hook che si stampano in testa per qualche minuto, le carenze a livello di songwriting e l’ispirazione altalenante impediscono una immersione completa.

21 Marzo 2020
Leggi tutto
Precedente
James Righton – The Performer
Successivo
Rob Clouth – Zero Point

album

artista

Altre notizie suggerite