• Lug
    20
    2018

Album

Domino

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Con almeno due dischi in catalogo a gridare ancora al capolavoro (i sempre troppo dimenticati The Stars Are So Big, The Earth Is So Small… Stay As You Are del ’93 e Sargasso Sea del ’95) i Pram tornano a undici anni dal precedente The Moving Frontier con un nuovo lavoro, e a prescindere da quell’aura celebrativa che circonda l’ennesimo ritorno di turno, la domanda che sorge subito spontanea è: avranno ancora qualcosa di interessante, urgente e un minimo originale da dire? Nì.

Il percorso della formazione di Sam Owen – ora accompagnato da Matthew Eaton alla chitarra e al basso, Max Simpson alle tastiere e Harry Dawes al theremin e al trombone – in realtà è sempre stato piuttosto sinusoidale: sono stati straordinari a sperimentare con audacia, gusto e raffinata eleganza quando la parola d’ordine era sporcare il più possibile, hanno seguito il flow dell’elettronica dimessa quando la discografia ha iniziato a riscoprire i grandi classici dei generi da cui pescavano, poi hanno iniziato a ripetersi, con un incedere sempre più affaticato e meno convinto. Questo Accross The Meridian si pone un po’ in una terra di mezzo proponendoci esattamente tutto quello che ci aspetteremmo da un disco della band di Birmingham: il krautrock, la scuola canterburiana, i suoni esotici, il post-rock, le voci angeliche, le soluzioni weird, l’elettronica acid, gli Stereolab e Robert Wyatt, Fellini e Polanski, il jazz da big band e le colonne sonore. C’è tutto insomma quell’apprezzabile miscuglio di suoni, improvvisazioni, decise sterzate, atmosfere surreali o inquietanti e melodie spigolose che negli anni hanno dimostrato di saper padroneggiare come pochi. Ma ancora una volta siamo dalle parti di compitino ben fatto. Sia chiaro, non mancano in questi 50 minuti scarsi di canzoni e brani strumentali alcuni episodi più convincenti e riusciti, si tratti del mood un po’ ironico e un po’ sci-fi di tracce che sembrano accompagnare qualche idol dell’animazione anni ’50 (Shimmer And Disappear, The Midnight Room) o dell’esatto opposto, ovvero i toni eteri, ammalianti, malinconici, guidati da voci femminili (Electra, Mayfly).

Un po’ poco, e la sensazione è che anche in questo caso quell’entusiasmante laboratorio chiamato Pram stia soffrendo un po’ il fiato corto di chi sta tentando di lucidare a nuovo i fasti di un tempo, finendo con il riproporre una formula sempre meno lucida e sempre più sfibrata, in un buon disco che faremo fatica a ricordarci a lungo.

19 Luglio 2018
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Pram

Across The Meridian

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