• Ago
    26
    2016

Album

Caroline International

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Dai profeti di rabbia non possiamo mica aspettarci che temporeggino. E così nemmeno due mesi dopo aver annunciato al mondo la nascita della superband, i tre ex Rage Against the Machine e i loro nuovi sodali hanno pubblicato un instant EP. The Party’s Over vale come dichiarazione d’intenti e anticipazione di un futuro che, se ci deve riservare qualcosa a livello discografico, lo farà, presumiamo, abbastanza presto, ma soprattutto è un biglietto da visita per il tour già cominciato e che potrebbe arrivare anche dalle nostre parti.

Non si sa ancora quanto estemporaneo o legato agli umori del momento, il progetto dei Prophets of Rage attira soprattutto pensando a con che razza di live band potremmo avere a che fare. Eppure, è proprio uno dei brani dal vivo di questo EP a palesare uno dei possibili limiti della formazione. La Killing in the Name a due voci dice semplicemente quello che tutti potevamo immaginare: B-Real e Chuck D sono due rapper d’élite ma hanno un diverso stile e un altro background per un brano dei Rage. In soldoni, insieme non sono e non fanno uno Zack De La Rocha – su un pezzo dei RATM, ribadiamo per essere chiari. All’esatto opposto c’è Prophets of Rage, che tratta il brano dei Public Enemy alla Rage Against the Machine: meglio sicuramente, anche se l’originale ne esce stravolto, il risultato è coerente con l’intento del gruppo. Più prevedibile Shut’em Down: è un altro pezzo dei Public Enemy che però i Cypress Hill avevano reinterpretato con Morello come special guest, quindi era praticamente “già fatto”. No Sleep Til’ Cleveland riprende un altro classico del rap-metal, stavolta dei Beastie Boys, cambiando il testo per fare velenosi accenni all’ultima convention repubblicana.

Proprio l’aggancio con l’attualità politica spiega molto del senso di questa nuova band, sul cui messaggio non nutrivamo e non nutriamo dubbi. Sul piano strettamente musicale – e parliamo limitandoci a questo primo EP – i Prophets of Rage sono un dèja vu rispetto a quanto abbiamo già sperimentato con gli Audioslave: il supergruppo che fa uno più uno (tre + due, con Rage Against the Machine, Public Enemy e Cypress Hill) ma non ti dà (ancora) quel qualcosa in più. L’unico brano originale, The Party’s Over, è un rap-punk-metal abbastanza prevedibile, e non farà che accentuare la saudade dei nostalgici dei primi RATM. Gli arrabbiati restano tali – per fortuna, e a ragione – ma tale resta anche la loro musica, che non si evolve.

27 Agosto 2016
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