Recensioni

7.3

Sembrava aver abbandonato la sigla madre, Dominick Fernow, viste le scorribande su disco e on stage targate Vatican Shadow che parevano aver fagocitato il progetto Prurient. Invece Frozen Niagara Falls arriva a contraddire il tutto, presentandosi come una specie di opus magnum della concezione noise del losangelino, per dimensioni, immaginario e lucidità di intenti. Non sbaglia dunque la Profond Lore a presentare l’album di Fernow come “his most uncompromising and massive album”, tanta e tale è la mole di suoni ad ampio spettro, rimandi, input tra i più diversi e atmosfere eterogenee addensate in più di 90 minuti di musica (doppio CD e triplo vinile, più l’equivalente in cassetta, per dire).

Novanta, lunghi minuti racchiusi tra i due estremi – sofferti, dilaniati, struggenti al netto della sporcizia noise – rappresentati dall’opener Myth Of Building Bridges e dalla chiosa di Christ Among The Broken Glass (la prima, noise montante su flutti di synth grezzi, la seconda, ideale controparte in nero, arpeggi di chitarra e glitchismi vari), poste lì a racchiudere un intero universo: vomitate di rabbia repressa e harsh in modalità quasi hardcore (Falling Mask), sbuffi dada-noise (Wildflowers (Long Hair With Stocking Cap)), assalti white noise (Poinsettia Pills), lunghe elucubrazioni notturne e possedute (Cocaine Daughter), ossessioni ritmiche da prima grey area (Lives Torn Apart (NYC)) o calate in dimensioni harsh (Traditional Snowfall), la dark-ambient mefistofelica della title track splittata in due “portion” (la prima sedata, la seconda ipnotica e malsana) o l’altra suite, centrale questa volta, rappresentata da Greenpoint, ovvero dalla chitarra acustica al baratro esistenziale in chiave ambient-harsh in poche mosse.

Quelle citate non sono che alcune gradazioni di un monolite che si presenta quasi come una specie di introspettiva analisi legata a dipendenza, depressione, legami atavici, ricordi che riaffiorano dal passato, alienazione, fragilità interiore, geografia emotiva e quant’altro un personaggio complesso come Fernow abbia deciso di trasporre su pentagramma (anche se sarebbe più giusto dire su cavi e manopole). Facendo di questo Frozen Niagara Falls un album tra i più importanti, emotivamente accesi e densi della propria, dissennata carriera.

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