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    17
    2015

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Best Laid Plains

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Da qualche anno l’eterna lotta USA vs UK sta vivendo una fase particolare: le forme più stereotipate e aggrappate ad alcune delle caratteristiche peculiari dei due mercati (i tamarrocker americani o i brit-indie di metà anni Zero, ad esempio) non trovano più spazio all’interno delle classifiche, spazio occupato invece da prodotti assolutamente cross-market.

Il risultato è un’invasione di prodotti inglesi all’interno delle charts americane. Prodotti inglesi che sono però, già in partenza, profondamente americani. Si pensi ai Mumford & Sons, che hanno venduto milioni di copie negli Stati Uniti con un suono 100% made in USA (un incrocio tra pop, country, folk e bluegrass) o ad un Sam Smith che ha fatto proprie le regole della ballad soul-black (e non a caso ha duettato con Mary J Blidge e John Legend). Considerato tutto ciò, è giusto ricordare che dopo due decenni di fallimenti – dai Take That ai Blue – gli inglesi sono addirittura riusciti ad esportare oltreoceano una boy-band, gli One Direction.

Tutto questo preambolo per introdurre Rag’n’Bone Man, giovane artista londinese manco a dirlo più vicino al gusto – anche estetico – tipicamente americano che a quello albionico. Inquadrabile (più per il timbro vocale che per altro) a grandi linee all’interno di quella oscena etichetta da marketers che è “indie gospel”, il giovane Rory Graham è in realtà un cantautore che fa squadra a sé, in quanto stilisticamente difficile da collocare in uno specifico filone o in un macro-movimento. C’è il pop-rock, c’è il blues, c’è il soul e c’è l’hip hop, ma prima che vi immaginiate una versione moderna di Everlast (che poi, ripensandoci, non era neanche malvagio) è bene chiarire subito che la calligrafia dell’inglese è ancora piuttosto eterogenea e diversificata nei singoli brani. In poche parole un dialogo continuo tra generi, più che un vero crossover.

Il manifesto d’intenti si chiama Disfigured EP ed è composto da quattro tracce: Hard Came The Rain – da poco uscito come singolo – unisce sentori country-blues con un grintoso (e forse un po’ forzato) chorus da alternative FM americana con tanto di riffone hard rock; di tutt’altra pasta è invece la successiva Perfume: qui è il malinconico spettro di Justin Vernon in modalità Bon Iver a farsi largo tra tenui arpeggi di chitarra e docili tappeti d’accompagnamento.

Il beat di Bitter End è figlio dell’esperienza con i Rum Commitee (una crew hip hop di Brighton), ma viene sfruttato per mettere in risalto la dinamicità del timbro di Rory su linee melodiche da top40 (qualcosa come gli ultimi Coldplay mixati ad una versione maschile di Adele). Alta l’intensità emotiva – decisamente “soulful” – anche lungo i tre minuti della title-track, anch’essi caratterizzati da un testo sofferto («along with all those lies, you tell yourself, you’ll be alright. There’s no kiss goodbye. Only the end. And only the night») reso in un certo senso meno oscuro dal calore sprigionato dalle corde vocali del Nostro.

Disfigured EP è un biglietto da visita luminoso di un personaggio potenzialmente redditizio, uno di quelli che nessuna major (al momento esce per Best Laid Plans) dovrebbe lasciarsi sfuggire.

18 aprile 2015
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