Recensioni

7.1

Da più un decennio i Real Estate immergono le loro chitarre nel jangle pop e le loro melodie in un mood agrodolce. Il loro quinto album segue l’allontanamento di Mondanile e un riassetto che sposta leggermente gli equilibri sonici della band. The Main Thing, infatti, raccoglie il songwriting classico (You) e lo proietta in dimensioni rinnovate, grazie anche a collaborazioni come quella con Sylvan Esso in Paper Cup.

In questa tensione ci si ritrova immersi in archi, armonie insolite e ritmi serrati (Silent World), oppure in momenti dilatati e onirici (Brother), con suggestioni che lambiscono persino superfici disco (come nel featuring sopracitato). Tutto questo ruota attorno al nucleo centrale, che rimane invariato: quelle chitarre liquide e “plettrate”, che richiamano alla mente un tramonto estivo e sensazioni contrastanti. I testi di Courtney, poi, risentono della sua condizione di genitore, ampliando le sue preoccupazioni sul futuro e sul presente nella doppia condizione individuale e collettiva.

Il primo album in tre anni dei Real Estate fotografa una band fuori dal tempo, nel cui sound si sciolgono un certo temperamento anni Ottanta, la scintillante luminosità dell’indie degli anni Zero e una spiccata capacità di scrittura semplice e ricercata. Le canzoni della band, infatti, hanno il pregio di accarezzare la sensibilità dell’ascoltatore con una manciata di accordi e melodie minimali (November); allo stesso tempo, i brani sono il risultato di un abile lavoro d’arrangiamento (Shallow Sun).

The Main Thing è un gradito ritorno, un vaso di Pandora per chi non ha approfondito la discografia dei Real Estate e una piacevole riscoperta per tutti quelli che erano rimasti ammaliati già dagli esordi del gruppo.

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