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Mette le mani avanti Riccardo Donna (e per fortuna non cade mai fragorosamente), nelle note di regia di Io sono Mia, film che ripercorre la vita di Domenica Rita Adriana Bertè, detta Mimì, attraverso ricordi, incontri e canzoni, fino a quella sfida privata e pubblica che fu il Festival di Sanremo del 1989: «Questo è un racconto imperfetto». Lo è, ma nella misura in cui il fattore emotivo – più che la ragione e la veridicità degli eventi – sembra prevalere sul resto, proprio per restituire un’idea di Mia Martini, l’emozione di una voce unica del panorama italiano e il ritratto di un’epoca che fu spietata con lei. Anche questa presa di posizione netta e la scelta di concentrarsi su pochi eventi chiave della carriera (l’inizio con Padre Davvero, il successo di Piccolo Uomo e Minuetto, la parabola discendente dopo E non finisce mica il cielo, chiudendo con il ritorno sulle scene sanremesi di Almeno tu nell’universo) come flusso di coscienza durante un’intervista, sono soluzioni che si apprezzano, mentre la scena si riempie di personaggi reali e di finzione, luoghi e memorie che raccontano il paese di ieri e qualche strascico di presente.

Meravigliosa Serena Rossi, tutt’altro che una “maschera” di Mimì: nel canto come nell’interpretazione di una fragilità femminile condivisa e di un bisogno universale di amore, protezione e riscatto personale che ci fa empatizzare con la figura mitologica dell’artista; l’imitazione non è contemplata in questo progetto, che dalla sua ha il potere di un’icona e la passione di chi vi ha preso parte, quanto invece il coraggio di insistere su una originale lettura biografica mettendo da parte lo schema tradizionale da fiction italiana. Che per un film destinato al piccolo schermo della Rai (previo passaggio al cinema con Nexo Digital) sembra già un dato importante (come già lo fu per Fabrizio De André – Principe libero, al quale questa operazione si ispira).  

Il titolo nasconde allora l’assoluta necessità di tornare alla persona, celebrando il senso profondo di appartenenza a se stessi – nel bene e nel male – per non tradire l’essenza di una donna fuori dagli schemi, vittima della società dello spettacolo e facile preda della cattiveria mediatica. Che è un po’ la sorte di ogni “diverso”, destinato a convivere con questo peso in ogni epoca.

16 Gennaio 2019
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Luca Facchini

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