Recensioni

6.8

Roberta Gulisano è una cantautrice e musicista siciliana, di Enna per la precisione, con alle spalle studi accademici e qualche anno di rodaggio nelle piazze d’Italia. Ha esordito tre anni fa con Destini Coatti e oggi bissa con un Piena di(s)grazia edito da Private Stanze/Audioglobe. La novità degna di nota di questo lavoro è la direzione artistica di Cesare Basile.

La title track parte che sembra di sentire un Keith Jarrett abbastanza noto, ma quando si inserisce la voce di Roberta Gulisano tutto diventa morbidamente deandreiano e quando di nuovo il mellotron riprende il movimento sembra di sentire Nick Cave, aspettando la chiusura dal fischio western. Giru di ventu danza sul ritmo di nacchere e cigarbox, ma è la grancassa a dare la cadenza. La brigante scava l’utopia e la rottura storica, Ave Maria la precarietà che non finirà mai, una piaga che nel brano è ben recitata dal suono costante della chitarra distorta. Brava bambina è invece una ninna nanna amara, sempre con De Andrè a fare ombra. Mennula amara e Mattanza sono i brani più compiuti: cigarbox e ferri da cavallo suonati con delle bacchette (che l’autrice denomina Crazy horse drum) fanno il paio coi sonagli e sprigionano un canto desertico e combattivo, il banjo colora di solitudine le scorte di una coralità espressiva dispersa. Controcorrente è zum pa pa musik dagli occhi così scuri che sembrano cavi, anime vibranti sotto le leggi del mare. Chiude la vastità sonora dell’harmonium legata alla novella di Padre il MUOS-tro.

Cesare Basile entra ed esce da questi anfratti senza svilire l’autenticità della forza anarchica dei testi della Gulisano, il fascino mai domo e la mimica scabrosa del dialetto. Cesare Basile è tuttavia mani e piedi in questo piccolo tesoro d’album ed è quel quid in più che fa partire sempre col piede giusto.

 

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