• Ott
    26
    2018

Album

Universal

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A  metà anni ’90, un’era geologica fa, Robyn ha sedici anni e fuori c’è già un suo disco in cui ha scritto praticamente ogni brano tranne un paio, in cui a darle una mano troviamo gente come Herbie Crichlow e Max Martin. Robyn Is Here è del 1995 e le varie Britney devono ancora arrivare, così come il regno di Timbaland e Missy, eppure la giovane cantante svedese dimostra già di sapere il fatto suo, cosa che ribadirà fino al 2002 all’altezza di Don’t Stop the Music.

La Robyn che conosciamo oggi è un’altra, quella che idealmente è nata con la fondazione di una sua etichetta discografica, Konichiwa Records. Per quella label uscì un album autografo che dimostrò chiaro e tondo con che artista avremmo avuto a che fare da lì in poi. Più elettronica, anzi, electro, che va a braccetto con le origini dell’hip hop e che ben si sposa con i vari revival incrociati che toccano il dancefloor a più altezze e latitudini in quegli anni. E sono, più generalmente, gli anni del ritorno dei 70s/80s (già allora sì), quindi ecco che la strada di un electropop è spianata e una certa fama guadagnata sul campo. Nel 2010 quando esce la trilogia Body Talk – poi anche album omonimo – il passaggio di consegne è completo. Il disco s’ispira alla musica da club e punta il timone sul pop. La trasformazione è completa e questo senza rinunciare ad un rapporto con i fan che nel frattempo si è fatto simbiotico. Ed è proprio con i fan che l’artista cerca il contatto prima ancora di pubblicare Honey, disco che di fatto rappresenta – al netto delle collaborazioni con La Bagatelle Magnique e Röyksopp – il suo primo album in otto anni. Il videoclip di Missing U è una sorta di documentario omaggio dedica, la canzone invece è tra le cose migliori che abbia mai scritto.

«​There’s this empty space you left behind​», recita la strofa più memorabile, ed è da uno spazio vuoto che nasce ​Honey​​. Uno spazio fatto di mancanze, distacco, perdita. Robyn​​ ha dovuto superare la morte del suo amico e collaboratore Christian Falk e la temporanea separazione dal suo compagno Max Vitali. ​Honey​​, con la sua tracklist impostata in ordine cronologico, si configura come una sorta di diario di quel momento, del processo di metabolizzazione prima e di creazione poi. Ad aiutarla a riempire questo vuoto, diversi collaboratori e produttori, tra cui Joseph Mount e Klas. La chiave di lettura è da trovare nella musica intesa come uno strumento per esorcizzare drammi esistenziali, un tramite attraverso cui connettersi con gli altri esseri umani riuscendo a ritrovare un valore e un senso nella nostra esistenza. «I’m a human being / And so are you / My heart can’t stop beating / Don’t know what to do…Where to go / The streets are so cold / Stay in my arms / Dance with me» (da Human Being). Non sa dove andare, Robyn, non sa cosa fare, ma è la leggerezza, in particolare quella della dance music legata al movimento, al dancefloor che da quel bagliore, che regala quel momento in cui attraverso il ballo ci si può riconoscere simili. «La pop music – dice – regala infatti degli alti, invece è attraverso la musica dance che bisogna seguire l’onda e cavalcarla». Ed è proprio alla musica, l’unica cosa durevole a cui aggrapparsi per risalire dopo aver toccato il fondo, che è dedicata Because It’s in the Music: «This is never gonna end / Nothing lasts forever / Not the sweet, not the bitter / It’s a tired old record / I still play it anyway».

Non c’è spazio per l’autocommiserazione ma piuttosto per l’analisi; il dolore si sposa con la volontà di rinascita, andando a creare un connubio che si concretizza con il dualismo tra testi ricercati e un sound d’ispirazione anni ‘80 e ‘90, costruito su radici elettroniche ma con una carica e un groove dolce e sensuale che strizza l’occhio all’r&b. In apertura ​Missing you​ riempie immediatamente lo spazio con intrecci di synth, l’abbraccio caldo della voce ariosa di Robyn e beat house. Suoni ampi e sognanti accompagnati da metronomo e vocoder sono protagonisti in ​Baby Forgive Me​, che nonostante sia una richiesta di perdono implorante riesce ad avvolgersi con una patina di dolcezza disarmante. ​Beach 2k10​ unisce invece austerità house a caldi ritmi sudamericani. ​Send to Robin Immediately,​ con sample della canzone ​French Kiss​ di Lil Louis, carica il lento synth-pop di una sfumatura fortemente voluttuosa.

Robyn, forte e sempre in prima linea nella difesa dei diritti delle donne, si prende la libertà di mostrarsi debole. Ed è in questo atto di libertà che le sue debolezze si evidenziano come il più naturale dei punti di forza.

2 Novembre 2018
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