Recensioni

7.5

Avevamo già capito dai singoli degli ultimi mesi che Róisín non aveva perso smalto dopo Take Her Up To Monto del 2016. In particolare Incapable e Narcissus del 2019 e i più recenti Murphy’s Law e Something More confermavano una dedizione qualitativa insperata. Proprio quest’ultimo brano aveva introdotto il mood “into the pandemic”, tema che pervade gran parte del nuovo album.

Something More è stato scritto con la cantante newyorchese Amy Douglas ed è una riflessione su ciò che stiamo sperimentando ogni giorno: «Stiamo attraversando tempi bui e questo è uno spiraglio di luce, il sole che sorge sulle note dell’ultima canzone di una serata passata a divertirsi. Abbiamo bisogno di un po’ di allegria e di qualcosa di sbalorditivo in questi giorni». La tastierina in ostinato uptempo sul bridge, con Róisín che canta «I want it all, yes all the cake / I live my life with no regret, I put it all at stake / And if it all goes up in flames / I will only ever have myself to blame» e si prende tutta la responsabilità di questo e di altri possibili sbagli, descrizioni malinconiche di una festa che stiamo posponendo da febbraio 2020.

Róisín Machine, diciamolo subito, è un album da pelle d’oca. Prodotto dal fidato collaboratore di lunga data Crooked Man aka DJ Parrot, fa emergere la voce della cantante irlandese in modo elegante, sottolineando al punto giusto il mix di whiteness e di feeling black “anima e core”, che solo i grandi sanno tirar fuori proprio nei momenti più bui. Ne è una prova Simulation: il lunghissimo opener sexy soul disco con echi archi philly e un basso che entra sornione, giusto contrappunto alla melodia vocale. La regina dello stile può fare quello che vuole, una Donna Summer 3.0 piena di attitudine e di ritmica uptempo: quando entra con il sospiro bisbigliato-funky non ce n’è per nessuno. I sentimenti di spaesamento e oppressione che la facevano da padrone in Overpowered (andatevi a ripescare il video) qui sono cresciuti, più consapevoli e maturi. Un minimalismo house che ti entra dentro e non esce più. «I feel my story still untold / but I make my own happy ending […] This is a simulation / This is for demonstration»: dimostrazione che Róisín rappresenta una soul disco ereditata dalle sinuosità di Moroder, tagliata con una vena fredda nordica anni 2000 à la Röyksopp. Una sintesi che oggi pochi hanno nelle loro corde come stile, vocalità e risultato. Il midtempo senza soluzione di continuità va ad atterrare poi su Kingdom of Ends, rituale profano sulla volontà di non fermarsi mai, anche in tempi di lockdown («Keep going on / Keep waking up every morning»), la house che non muore e celebra l’eterno ritorno del ritmo.

Shellfish Mademoiselle utilizza una linea di basso acid che introduce mondi patinati, svisate caramellose e falsetti per mondi pop funky, coccole sciccose, ballabili, con echi ’70 a tinte calde, avvolgenti, come lo è già stata Incapable, già remixata nel 2019 da Dimitri from Paris e Aeroplane, maestri nella modifica dello scazzo di una voce che più sensuale di così non si può («Never had broken heart / Am I incapable of love?»). Murphy’s law riprende il parlato dell’opener e delinea una confessione che si trasfigura con echi, insert electro, tastiere e basso disco funky tutto ammiccante, e la voce della Murphy che va su nell’olimpo soul. Stupenda nella sua solitudine di donna un po’ Tina Turner un po’ Chic (le famose chitarre in levare che son tornate con i Daft Punk qualche anno fa grazie a Nile Rodgers, anche qui condiscono il ritmo uptempo alla perfezione). We Got Together è il punto più gridato, più ballabile, più saltabile. Un inno – per ora – a quello che non si può più fare, alle restrizioni che prima o poi verranno superate, ma anche una speranza di ritrovare in questo periodo buio qualcuno con cui condividere il dolore. Jealousy chiude con un tiro anni ’70 da paura e ricorda la voce di Kim Carnes in Bette Davis Eyes, quella purezza mista al dolore che è il succo dell’house e che ci fa ballare consapevoli che la festa prima o poi finisce.

Un disco classico che sfrutta con intelligenza le doti vocali dell’ex Moloko con arrangiamenti praticamente perfetti per qualsiasi tipologia di ballo, sia esso un semplice ascolto casalingo o un party più o meno movimentato. Il tutto con un senso di consapevolezza del periodo pieno di incertezze in cui stiamo vivendo. La Murphy descrive alla perfezione il “vivere alla giornata” di questo 2020, ricordandoci che spesso la soluzione sta nell’onestà intellettuale, nel non voler strafare e nel provare a mandare avanti a qualsiasi costo questa vita. Una macchina perfetta, Roisin è la nuova Sean Young della house. La replicante che in Blade Runner faceva perdere la testa a Harrison Ford/Deckard, qui è la macchina da ballo che ci fa innamorare ancora una volta, ballando, pensando a quello che siamo e saremo in un perfetto party house post-Covid-19.

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