Recensioni

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I Rolling Blackouts Coastal Fever sono probabilmente il gruppo simbolo della renaissance del jangle-pop australiano, non così lontano parente di quel Dunedin sound che caratterizzò l’indie pop neozelandese durante gli anni ottanta. Rispetto ai numerosi – e comunque validi – colleghi della cosiddetta dolewave (Goon Sax, Possible Humans, Dick Diver, RVG, Stroppies, Flowertruck, Twerps, Chook Race, Vacations…) i Rolling Blackouts C.F. fin dagli esordi su Ivy League (l’EP Talk Tight) hanno ricevuto quel briciolo in più di visibilità, sia grazie alla successiva firma con la Sub Pop sia grazie ad una proposta immediata, adatta sia agli appassionati del genere sia ad un pubblico meno pretenzioso.

Strumming acustico, batteria pulsante a dettare il ritmo, arpeggi di sei corde post-Byrds che si intrecciano tra di loro e melodie dirette imbastite dai tre frontman Fran Keaney, Tom Russ e Joe White che si alternano dietro al microfono senza mai perdere fluidità. La formula nel tempo non ha subito grosse mutazioni (French Press del 2017 è forse ancora oggi la traccia che meglio riassume il loro sound) ma è riuscita a mantenersi fresca e catchy tanto nell’esordio lungo Hope Downs di due anni fa (Talking Straight rimane un piccolo classico di genere) quanto in questo secondo album Sideways to New Italy che è – diciamolo subito – l’album perfetto per gli spostamenti vacanzieri per questa estate 2020 così particolare.

Lungo i quaranta minuti di pura good vibes/drive-music, il jangle/guitar-pop del quintetto di Melbourne si concede pochissime flessioni, come del resto era già facile intuire dal livello medio dei singoli apripista: Cars in Space (quando accelerano sono irresistibili), She’s There (uno dei riff più rotondi della loro discografia), Falling Thunder (chorus 100% pop) e Cameo, pubblicata appena due giorni prima dell’album. Non da meno le restanti sei tracce, che fin dall’iniziale The Second Of The First mantengono alta la concentrazione di ritornelli-killer, incastonati tra vaghi ricordi R.E.M. IRS-era (The Cool Change), malinconiche spiagge di stampo Real Estate (Sunglasses at The Wedding) e situazioni quasi-heartland-via-War-on-Drugs. Il tutto impreziosito dalla pulizia sonora garantita dalla produzione di Burke Reid – uno dei producer più quotati della scena aussie (Courtney Barnett, Julia Jacklin, Donny Benet…) – che permette di far emergere in modo distinto e scintillante ogni nota delle tre chitarre.

Lontano dall’essere un disco importante capace di narrare la difficile contemporaneità (come potrebbe esserlo, su coordinate stilistiche diametralmente opposte, Negro di Pink Siifu), Sideways to New Italy non fa altro che confermare i RBCF tra i più abili artigiani di impeccabili melodie e più in generale di pop songs scritte con intelligenza e con la giusta leggerezza.

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