• nov
    02
    2018

Album

Sony Music Entertainment

Add to Flipboard Magazine.

Rosalia è la next big thing sbandierata e osannata praticamente ovunque e da chiunque. Alla base c’è, chiara e lampante, la consueta ricetta pronta da dare in pasto agli (h)i(p)sterismi pitchforkiani: prendere un localismo di tradizione anche secolare e attualizzarlo, riprendendone gli stilemi più riconoscibili e ridipingendoli con uno smalto urban à la page il giusto. Così è successo per la dancehall e tutto il corredo di ritmi caraibici (kuduro, reggaeton, moombathon, ecc), spalmati su ogni singolone estivo post-Lean On da Giusy Ferreri all’ultimo 6ix9ine. Ora – vedremo con quali riscontri ed eventuali epigoni – è il turno del flamenco e della Spagna, dopo la Colombia di Kali Uchis e la Cuba di Camila Cabello. 

Così ecco l’ultima sensation autoctona Rosalia, autrice di un primo disco (Los Angeles) a tratti quasi reazionario, adattata ora a un intingolo future-r&b che del flamenco originario mantiene solo qualche orpello: un po’ di clapping, qualche giretto di chitarra acustica qua e là (QUE NO SALGA LA LUNA) e soprattutto i gorgheggi vocali della ragazza. Queste soluzioni sono poi filtrate e virate in chiave più fresca: e allora ecco la voce autotunata e infarcita di tutto quel corredo di effettazzi tipici di tanti singoli da heavy rotation, e la strumentazione originaria addirittura scomparsa – il singolo di punta MALAMENTE non contempla alcuna chitarra. Poi però arrivano tutta una serie di robe strane che non ti aspetti: DE AQUì NO SALES è una free-form equamente bipartita tra scampoli vagamente noise e una lunga coda assolutamente inutile; RENIEGO zuzzurella tra orchestrazioni orientaleggianti, NANA e A NINGÚN HOMBRE sono di fatto dei solo-voce (ma ancora troppo effettata), MALDICION si sviluppa senza incartarsi intorno a un unico giro di piano a spirale, per poi abbandonare qualsiasi riferimento alla forma canzone. BAGDAD è poi senza clausole l’apice assoluto del disco: un crescendo di art-pop davvero bello ed efficace, tra le melodie che indovina e gli incastri di cori e cassa ballabile nei suoi momenti più coinvolgenti. 

La domanda che resta insomma è: dove vuole andare a parare questa operazione? Riesumazione imbellettata di tradizioni (finora) lontane da un mainstream sempre a caccia di nuovi trend? Sperimentazione dalle pretese più arty? Entrambe le cose? Staremo a vedere, nel frattempo ci si può anche godere il disco senza farsi troppe paranoie. 

2 Dicembre 2018
Leggi tutto
Precedente
Ex:Re – Ex:Re
Successivo
Amelie Lens – Basiel EP

album

recensione

artista

Altre notizie suggerite