Recensioni

Sono anni che a Hollywood tentano di replicare il modello orientale fornito da un capolavoro di genere come The Raid (e il successivo The Raid 2) di Gareth Evans. E alcuni risultati recenti sembrano molto incoraggianti: basti pensare al lavoro fatto dai due stuntmen messi al timone della saga di John Wick prima e Deadpool poi, parliamo di Chad Stahelski e David Leitch, due che si sono fatti il mazzo a Hollywood e ora stanno incassando le loro fish grazie a blockbusteroni di pura regia e movimento e quel tanto di storia che basta a riempire un foglio A4 con personaggi e linee essenziali, più una buona mole di volti caratteristici, prettamente secondari, difficili da dimenticare ma da sotituire in corsa nell’eventuale sequel. Va anche detto che i due hanno migliorato progressivamente, tanto che – secondo chi scrive – John Wick 3 – Parabellum è in scioltezza uno dei migliori action degli ultimi anni, uno di quei film che non vanno troppo per il sottile, capace di utilizzare al meglio il corpo e il volto impassibile di Keanu Reeves e allo stesso tempo dialogare con la storia del cinema spettacolare (con i suoi continui rimandi al Matrix di cui lo stesso Reeves è stato/è protagonista). I successivi Atomica bionda e Deadpool 2 hanno provato ad allargare gli orizzonti nei rispettivi generi di appartenenza (spy movie e cinecomic) con risultati altalenanti ma degni di nota.

Tyler Rake (Extraction nell’originale statunitense) prova a inserirsi in quello stesso solco. Storia ridotta all’osso e già vista e stravista, un protagonista che prenda sulle spalle il progetto (un Chris Hemsworth convincente qui anche produttore) e una produzione che oltre al nome di Netflix sul piatto metta anche quelli di due ragazzoni che hanno appena sfornato il film col più alto incasso della storia (Avengers: Endgame), ovvero Anthony e Joe Russo (col secondo anche sceneggiatore). Alla regia, combinazione, un altro stuntmen, tal Sam Hargrave, qui all’esordio alla regia, che un po’ a sorpresa (ma non troppo) si rivela la cosa migliore del lotto. Tyler Rake è chiaramente un film impostato per avere da subito una regia riconoscibile, costruita sulla giusta alternanza tra scene action di tipo rocambolesco ad alto tasso adrenalinico e una riga di trama. Hargrave è fenomenale a sfruttare il corpo del suo attore, essendo consapevole (personalmente) di tutto ciò che serve alla fluidità delle scene, ma è frenato dall’estenuante voglia di spiegoni di Joe Russo, che commette quell’unico errore che i film citati in precedenza evitavano con cura: soffermarsi su una progressione psicologica poco credibile e in definitiva poco avvincente. Di Tyler Rake, infatti, sappiamo già tutto dopo le prime sequenze che lo coinvolgono: è un mercenario, con un passato doloroso alle spalle, che cerca la prima missione suicida che gli capita per un desiderio conscio/inconscio di morte. Fine. Russo, tuttavia, si premura di ricordarcelo almeno ogni 20 minuti, inserendo anche delle dietrologie politiche spicciole se non fastidiose, e questo finisce per sminuire in parte l’operato di Hargrave.

Tra gli action proposti da Netflix, Tyler Rake rimane comunque una visione più che raccomandata se si vuole passare un pomeriggio spensierato sul salotto di casa, magari con dei pop-corn nelle vicinanze e una birra gelata nella mano destra. Per il resto, rimane la curiosità di scoprire il passo successivo nella carriera di questo novello regista (con tutta probabilità Tyler Rake 2).

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