Recensioni

6

Un disco tanto riuscito e interessante quanto inattuale come Mentale Strumentale con i Subsonica, e una partecipazione a X-Factor in veste di giudice non particolarmente riuscita: l’ultimo anno è stato abbastanza impegnativo per Samuel, che in piena pandemia ha comunque trovato anche il tempo di realizzare un nuovo disco solista rinchiuso nel suo Golfo Mistico. Alle macchine troviamo un team produttivo molto variopinto, che va da vecchi leoni furboni come Canova a nomi da un circuito più indie (ma che sono già certezze) come Machweo. Brigata Bianca è un album decisamente iodisincratico, che parla di ricordi, pensieri e suggestioni personali e soggettivi. È un disco pop che non vuole ergersi a portavoce di questo particolare momento storico quanto piuttosto gettare uno sguardo oltre la propria spalla, per buttare lì due considerazioni spicciole e facilmente condivisibili, prodotte (a volte fin troppo) bene. 

Il mood è settato dalle spensieratezze più danzerecce dell’iniziale Gira la testa, singolo ballabile e innocuo, proseguite spesso e volentieri: da Tra un anno ai retaggi techno di Nemmeno la luce. Sono tutti segnali di una serpeggiante nostalgia autoreferenziale (in senso buono) per un passato di serate e clubbing che a causa della pandemia sembra ormai appartenere a un secolo fa. Purtroppo la cosa spesso scade in un edm generalista che ha veramente poco di interessante da dire – vedi le soprassedibili rimembranze romagnole di Cocoricò con Colapesce – oppure si attesta su un estivo piattume autotunato un po’ fuori contesto (Dimenticheremo tutto). Ben fatte ma un po’ risapute sono anche le ballate calcuttiane da accendino in mano e sciarpa al collo Felicità e Chi da domani ti avrà, e non aiutano rime particolarmente tristine come «adesso-cesso».

Decisamente meglio va quando il pedale viene spinto su contaminazioni di stampo più black (un black bianchizzato ovviamente, ma fatto bene). Del resto già L’Incubo, da 8, con il suo funk slavato ma croccante era a mani basse il singolo migliore dell’ultimo Subsonica. Sullo stesso asse tutto torinese qui abbiamo Giochi pericolosi, non a caso ancora con un Willie Peyote che torna a rappare convincente su un beat hip hop molto classico, e Samuel relegato a cantare un ritornello che sembra ruzzolare giù dalle scale; allo stesso modo Bum bum bum bum alterna strofe scarne e serrate rappate da un buon Ensi a un ritornello di Samuel con inserti sinfonici che sanno vagamente di Rob Dougan. 

Funzionano molto bene anche il funk sintetico di Vorrei, a mani basse tra gli episodi migliori (e infatti la produzione è firmata Machweo) e il crogiuolo arabeggiante di Palermo, con un ottimo Johnny Marsiglia (garanzia) e i fiati di Roy Paci. Insomma, in Brigata Bianca la costante è l’incostanza: non di produzione (che pur variegata stilisticamente, è molto coerente) ma di scrittura, e l’album va preso per quello che è: un disco pop molto curato con alcuni pezzi buoni e altri no. 

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette