• Set
    14
    2018

Album

Ba-Da-Bing

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Germinato durante un viaggio in Europa nell’estate del 2017, che la ha vista esplorare chiese e spazi da meditazione, ma registrato a Montreal presso lo studio Hotel2Tango, casa dei più noti Arcade Fire, Godspeed You! Black Emperor e Wolf Parade, il nuovo disco della musicista canadese porta sull’altra sponda dell’Atlantico la sua fascinazione per le musiche medievali e rinascimentali.  La Davachi (all’organo, piano, mellotron, flauto, synth e voce), accompagnata da Thierry Amar dei Godspeed (contrabbasso), Jessica Moss dei Thee Silver Mt. Zion (violino), Terri Hron (ai flauti dolci) e Lisa Mc Gee aka Vestals (voce), si cimenta qui in qualcosa di più personale e intimo rispetto all’album Let Night Come On Bells End The Day (uscito sempre nel 2018), dove si sentiva maggiormente l’influenza della musica sacra attraverso la modulazione di suoni d’organo. Il disco è una meditazione laica sulla musica rituale e non a caso viene presentato quasi come un concept con titoli che rimandano alla cosiddetta “liturgia delle ore” cattolica: Third Hour e Matin potrebbero corrispondere all’ora terza e alle lodi mattutine, Evensong potrebbe riferirsi ai vespri, mentre i brani conclusivi corrisponderebbero alla cosiddetta compieta. La rilettura della tradizione cattolica non è comunque filologica: non aspettatevi nulla di simile a Perotino o Hildegard Von Bingen. I maestri della musica rinascimentale e medievale rimangono infatti citati a livello di fascinazione e il suono della musica antica viene riportato con grazia nel canone della drone/ambient contemporanea.

Il risultato è interessante, perché pur rimanendo in una zona di staticità ritmica, la Davachi utilizza dei tool che movimentano i layer sonori, aggiungendo progressioni armoniche ed effettistica d’antan (in Evensong viene usato il riverbero EMT 140, lo stesso usato da Stevie Nicks dei Fleetwood Mac in Rihannon), archetipi blues gospel (Waking), silenzi “ritmici” usati come pause d’effetto che spezzano la continuità del flusso sonoro (Auster) o strumentazioni supplementari (archi in Third Hour). La memoria dell’early music si incarna in un rituale pagano, che trasfigura l’aura mistica in una sorta di meditazione agnostica, filtrando il sacro con l’elettronica, e proprio per questo risultando più secolare che mai. La tecnica serve alla Davachi a costruire un mondo sonoro sospeso, che troverà il favore degli amanti dell’ambient music, dell’elettronica calda (Boards of Canada e l’Aphex Twin più pastorale) e della classica mistica. Uno dei migliori dischi da meditazione dell’anno.

10 Ottobre 2018
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