Recensioni

Imbattermi – in modo completamente casuale – nel videoclip di Protein Coated Sadness di Scar Polish è stato come spostare le lancette indietro di dieci anni, quando gli mp3 di Animal Collective e No Age mi accompagnavano durante la stesura della tesi di laura che, caso vuole, annunciava la morte del possesso (il formato mp3) in favore dell’accesso (lo streaming). Ed è proprio questo strano incrocio tra le sonorità e i colori di Merriweather Post Pavilion (recentemente, giustamente, tornato in auge in occasione dell’anniversario) e Losing Feeling dei No Age che rende la sopracitata traccia particolarmente interessante nella sua vena sì revivalista (se di revival si può parlare a dieci anni di distanza) ma allo stesso modo assolutamente originale.
Una direzione sonora, quella intrapresa dall’inglese, in un certo senso obbligata: poco dopo essere approdato a Berlino (dove attualmente ancora vive), Robin Fisher aka Scar Polish subì un furto nel suo appartamento a Kreuzberg che mise fine forzatamente (gli rubarono tutta la strumentazione acustica) alle velleità cantautorali che aveva al tempo: l’unico strumento che i ladri avevano lasciato in casa era un piccolo sampler, un Korg Volca. Da quel Korg Volca hanno preso vita Protein Coated Sadness (che nella forma embrionale lo fece vincere al VOLCAJAM, un contest dedicato allo strumento) e le restanti quattro tracce che compongono l’EP d’esordio Science Friction, pubblicato su cassetta a inizio febbraio. In più di una occasione i sample ipnotici e circolari che alternano blips, glitch e suoni da videogame old-school vengono arricchiti dai layer elettrici di una sei corde in grado di spostare la bilancia dalla sampledia elettronica verso territori (indie)rock, in particolare verso gli albori della scena Capture Tracks (gli intrecci dream-jangle di Jet Shift In The World) o al periodo d’oro del fuzz/surf-pop (e quindi torniamo nuovamente a una decina di anni fa) come nel caso di Innocence Museum.
All’interno di Science Friction Protein Coated Sadness è nettamente la traccia meglio impacchettata, altrove invece si notano alcune carenze a livello di songwriting: non solo manca ancora la capacità di sintetizzare le sperimentazioni nel più consono formato canzone (quella capacità che rese grandi gli Animal Collective, per intenderci) ma si ha proprio l’impressione che alcuni passaggi siano figli di tentativi (vagamente approssimativi) di mettere insieme idee, bozze e frammenti melodici non sempre ispirati (la lullaby Infinite Dust). Al netto dei numerosi aspetti migliorabili, Science Friction risulta comunque godibile e consigliabile agli indie (ormai non più) kidz che avevano vent’anni nel 2009.
Amazon
