• Mag
    24
    2019

Album

Fire Records

Add to Flipboard Magazine.

«Of all the records we have made in our long career, this is definitely the most recent»: al di là di com’è un disco dei Sebadoh nel 2019, una frase come questa di Loewenstein all’interno delle note stampa di accompagnamento già fa sorridere e predisporre bene. A sostegno, poi, c’è anche una copertina che in parte ricorda Hollywood Town Hall dei Jayhawks o Natural History degli I Am Kloot, riferimenti che solo con levità possono ritrovarsi in quest’ultima prova della band di Lou Barlow, qui nella formazione classica (Gaffney alla batteria, Loewenstein al basso, Barlow stesso alla chitarra). In un contesto come quello attuale, dove le vecchie glorie alternative statunitensi (Dinosaur Jr., Quicksand, Meat Puppets, Mission Of Burma, per fare solo alcuni nomi) aggiornano il proprio canone con risultati quasi sempre buoni e spesso ottimi, i Sebadoh sono un piccolo segnale in più di vivacità.

Pop, punk, indie vecchia scuola, ogni tanto virati sul muscolare, ogni tanto sul carezzevole. Fin dall’opening di Phantom, il nuovo disco a nome Sebadoh (nono in carriera e primo da Defend Yourself, faccenda datata 2013) non ci prova neppure a non mostrarsi per quello che è: un simbolo di un tipo di suono che viene dagli anni Novanta, che non va su nessuna copertina, che non ha successo. Ma – rispetto al suo predecessore – qui a essere tornata in buona forma è la scrittura: i pezzi hanno tutti una soglia di vitalità, di riconoscibilità che li fa apprezzare, tanto che ognuno dei brani pare voglia distinguersi dal precedente per un (a volte minimo) elemento.

Non fosse indie-rock classico con assaggi noise, si definirebbe un bel disco pop: nell’adrenalinica Stunned (il cui canto sembra quello di Cornell), nell’impianto sonoro che, soprattutto a livello ritmico, ricorda i Sonic Youth di Dirty e che spesso vira verso un incrocio tra Pixies senza nevrosi e Superchunk. E poi nella bella Celebrate The Void, che nonostante il titolo ha un tono canterino irresistibile, nel folk-grunge di Vacation e nel pop cristallino di Belief, nel semi-surf di Fool. Ma è tutto il disco a risultare divertente e vivo, senza cadute di tono, che per i Sebadoh è una grande notizia. E anche per noi.

24 Maggio 2019
Leggi tutto
Precedente
Alex Lahey – The Best Of Luck Club
Successivo
Hayden Thorpe – Diviner

album

recensione

recensione

recensione

album

recensione

artista

Altre notizie suggerite