Recensioni

6.9

A distanza di due anni dal debutto sulla lunga distanza, con il valido Late Night Endless, il boss di On-U Sound Adrian Shewrood e l’uomo che sta dietro all’etichetta di culto Tectonic (ma anche alla sussidiaria Cold Recordings) Robert Ellis, tornano a collaborare in una seconda prova simile nello spirito ma differente nei presupposti. 

Con due passi a lato rispetto alla dark garage che caratterizzava il backbone del progetto precedente, l’aspetto che più risulta evidente nella scaletta di Man Vs. Sofa è l’evoluzione del rapporto tra i due producer. Dopo essersi confrontati “ad armi pari” nei rispettivi ambiti – reggae dub vs. evoluzionismi dubstep – Robert e Adrian tentano qualcosa che non ricalchi troppo le rispettive expertise; il primo mette sul piatto un bel po’ di cose: un’osmosi inversa di roll riduzionisti à la Mumdance e co. (Roll Call), tachicardie simil edm (Itchy Face), hard garage (Unlean), wobble disossata, Uk techno ecc., tutto di ottima qualità, il secondo propone una cinematografia sospesa di note al piano tra Giamaica e contemporanea, oltre che stagliata su sparse voci NASA style, echi e riverberi vari, in pratica il classico On-U Sound, ma ridotto all’osso.

E sempre a proposito di fondamenta, non poteva mancare neanche da queste parti l’ultraterreno tocco di Lee “Scratch” Perry, con la differenza che l’icona giamaicana è ospite in carne ed ossa delle session e non più campionato da qualche disco (la traccia è Lies e si avvale anche del bell’assolo di sax di Paul Booth), come Style Scott è il batterista dietro alla title track, Taz è l’MC al microfono nella traccia che chiude il disco Gun Law (fate conto un affondo frontale dalle parti di Flowdan e The Bug) e Skip McDonald (presente anche nell’esordio) suona chitarra, basso e piano in tre tracce.

Un disco vario e suonato (pur mimeticamente) questo Man Vs. Sofa ma non per questo sempre incisivo, se da un lato ad emergere è un lato maggiormente meditativo (vedi anche il (re)mix basato sullo straclassico riff di Sakamoto in Forbidden Colours che riprende il nome del film da cui è tratta, Merry Christmas, Mr Lawrence – in italiano noto come Furyo) dall’altro l’incastro globale manca il bersaglio, anche se di poco. Spunta dal mazzo Charger, con Pinch a lavorare stretto su legnosità e presagi etnici à la Mala condendoli con disturbi modem e Sherwood ad aprire le trame con suggestive cascate al piano, se quella traccia fissa idealmente il metro dell’affiatamento e del livello produttivo raggiunto dai due, le restanti rimangono sospese in una terra di mezzo che conquista senza sedurre. Pinch ha ancora bisogno di questa partnership ma noi forse lo preferiremmo accanto a qualcuno più affamato in questo momento.

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