Recensioni

7.4

A ottantacinque anni, Shirley Collins si concede il bis, quattro anni dopo il ritorno alla discografia con il precedente ottimo Lodestar. Non cambia la sostanza: registrazione casalinga nel sua casa nel Sussex, stessa band del 2016 che cesella attorno alla sua voce. Delle ragioni del ritiro dalla scene sul finire degli anni Settanta e sul suo ritorno abbiamo già reso conto, indicando nome e cognome di chi se ne deve assumere (per sua e nostra fortuna) la responsabilità: David Tibet. Qui, diamo spazio a un altro pezzo della storia. Avevamo detto di Lodestar che era un disco poco rivolto al passato, estremamente incentrato sul presente, pur se marchiato a fuoco dall’atemporalità che avvolge il folk nelle sue mille sfaccettature, soprattutto di quello di marca anglosassone. Nei dieci episodi di Heart’s Ease, Shirley Collins decide di ripescare dalla sua lunga vita. A cominciare dal brano scelto per la promozione, Wondrous Love, raccolto originariamente negli anni Cinquanta dalla stessa Collins mentre girava l’Alabama in compagnia dell’etnomusicologo Alan Lomax. Il brano, secondo quanto ricostruito dai due, sarebbe una ballata composta nel XVIII secolo per rendere immortale la vicenda del capitano inglese William Kidd, finito appeso per pirateria nel 1701.

Dal passato viene anche Sweet Greens and Blues, composta negli anni Sessanta dal primo marito della Collins, Austin John Marshall, uno dei padri della rinascita del folk britannico negli anni Sessata e Settanta (ha lavorato con Bert Jansch, la Incredible String Band e molti altri). La storia raccontata – perché nel canzoni folk c’è sempre una storia, fondamentale – è quella di una giovane coppia, in una nuova casa, con le difficoltà di mandare avanti la famiglia con l’arrivo dei figli. A questo sguardo sul suo passato, e sulla tradizione folk, si accompagna anche l’interesse per l’oggi, incarnato da un brano del suo nipote più giovane, Buz Collins, che in Locked in Ice racconta una storia che ricorda quella delle spedizioni di Ernest Shackleton e tanti altri esploratori delle regioni artiche e antartiche. O nella conclusiva Crowlink, dove alla classica strumentazione acustica si accostano anche i sintetizzatori, a dimostrazione di una vitalità e di una capacità di ampliamento dei propri orizzonti che non ti aspetti da una donna di 85 anni che è una sorta di monumento vivente del folk. In tutto questo, con la sua classe calma, Shirley Collins continua a essere perfettamente riconoscibile, sempre se stessa, fuori dal tempo eppure così contemporanea.

A differenza che in Lodestar, più omogeneo e compatto, questo Heart’s Ease si presenta di più come una raccolta di canzoni e di interpretazioni, un vero canzoniere folk. Non c’è più il sapore di una graditissima sorpresa, lo stupore per il ritorno di quattro anni fa. Ma già solo il fatto che possiamo scrivere di un altro disco di Shirley Collins è una notizia che deve far segnare nei libri di storia la sua data di uscita.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette