PREV NEXT
  • ott
    07
    2016
  • set
    16
    2016

Album

Add to Flipboard Magazine.

Hanno condiviso un ottimo split su nastro edito dalla benemerita Old Bicycle Records nella sua altrettanto meritoria serie denominata Tape Crash. Ma non è questo il motivo per cui li “accoppiamo” in questa recensione: Silent Carnival, il progetto in solo di Marco Giambrone (già Nazarin e Marlowe), e gli Sneers di Maria Greta Pizza (voce, chitarra) e Leonardo Oreste Stefenelli (batteria) condividono anche una certa attrazione per l’oscurità, per la dimensione onirico-immaginifica e per le strutture latamente “rock” rivisitate di volta in volta attraverso mood, sensazioni, input tra i più diversi.

In Drowning At Low Tide, ottimo comeback dopo l’altrettanto ottimo esordio omonimo in solitaria, Giambrone si avvale della collaborazione di Alfonso De Marco (percussioni) e Caterina Fede (organo/synth) – che lo accompagnano anche nei live di supporto al disco – oltre che dei featuring di artisti quali Carla Bozulich (alla voce in Flood), John Eichenseer (viola in Sick), Matteo Uggeri (field recordings e sega riprodotta in Downfall), Andrea Serrapiglio (violoncello in Last Dream Of A Tree) e Carlo Natoli (voce in Holy Flames), per tratteggiare un album oscuro ma centrato intorno a una forma canzone che riprende e richiama un range ampio di influenze e rimandi. Black Heart Procession e Low sono i primi nomi che vengono in mente, più che per le affinità strettamente musicali, per le corrispondenze “esistenziali” e le ugge d’insieme, ma il perimetro entro cui il terzetto si muove è molto più ampio e fascinoso, e tira in ballo forme personali di folk atipico, quasi apocalittico si direbbe, seppur privo di evidenti sovrastrutture “politiche”, cantautorato intimista elaborato su strutture sognanti e ricercate, variazioni umbratili su forme mobili di rock notturno ed esistenziale e gusto mai negato per una musica “in nero”, trasversale ai generi e priva di confini autoimposti. Roba ibrida, come quando in Holy Flames sembra di percepire echi doorsiani a 78 giri, codeinici, polverosi e sfocati o, altrove, di assistere a una visione cantautoriale “aliena”, alla Richard Youngs, ovvero tutta riverberi, delay, ritorni su se stessa; capace di infilare struggenti melodie wavish e twang da desert-blues senza suonare artefatta o forzata; in grado di spaccare il cuore con una ballad devastante come Downfall o con un ciondolare ad alta gradazione oppiacea come Drifting. Poetico ed etereo, questo è uno dei migliori lavori usciti in Italia quest’anno, indubbiamente. (7.5/10)

Più terreni e carnali, viscerali per certi versi, i due Sneers, che se ne tornano con un lavoro, With Flames Like Hope To Mortals Given, che riprende, amplia e amplifica le sensazioni che ci aveva lasciato l’ottimo esordio For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires. Rituali e abrasivi, i due Sneers sembrano una anomalia nel sistema “indipendente” italiano, muovendosi su sonorità e creando atmosfere che sono più americane che europee, oltre che fortemente umbratili: una sorta di dark-wave poetica e struggente, minimale e ossessiva, sempre in mid-tempo e quasi (auto)castrata nell’evitare con cura esplosioni, rimanendo sempre sul crinale dell’implosione, del non-detto, del trattenimento (a stento eh, sia chiaro). Una rabbia “rock” che lega, con un segno più o meno evidente, i più volte citati primi Sonic Youth (altezza Death Valley 69, per esser chiari: stesso atroce struggimento, stessa violenza intrinseca) ai nostri Father Murphy (la ritualità oscura e malefica di certi passaggi), i Pain Teens di Stimulation Festival (la melodia al servizio del rumore, e viceversa: ovvero, un tutù e gli anfibi militari) alle ultime cose della Bozulich, senza nascondere più di un rimando, ideologico prima ancora che strettamente sonoro, alla no-wave newyorchese. Poesia e disidratazione, melodia e incancrenimento, canzoni e furore: un disco che è puro gotico americano, sospeso in un mondo oscuro, violento, depravato, ossianico, cantato dai Velvet Underground e suonato dai migliori e più deviati eroi del (nostro) sottobosco. (7.3/10)

14 dicembre 2016
Leggi tutto
Precedente
Nina Kraviz – Fabric 91 Nina Kraviz – Fabric 91
Successivo
Dawn Richard – Redemption Dawn Richard – Redemption

album

album

Sneers

With Flames Like Hope To Mortals Given

album

recensione

Sneers

For Our Soul-Uplifting Lights To Shine As Fires

articolo

What We’ve Lost #3: in bici sulla strada della perdizione

Articolo

Protagoniste della terza puntata della rubrica dedicata alle realtà discografiche indipendenti sono tre valide uscite dell'etichetta i...

artista

artista

Altre notizie suggerite