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Fatta salva la parentesi “hexadica”, che ha visto Ben Chasny elaborare un sistema complesso di composizione aleatoria testimoniato da due dischi, (Hexadic e Hexadic II) nonché da varia memorabilia (il mazzo di carte su tutto), per ritrovare un disco targato Six Organs Of Admittance bisogna andare indietro negli anni per un lustro buono. Era il 2012 quando a vedere la luce fu Ascent che, a dirla tutta, sembrava (ed era, in effetti) più un disco dei Comets On Fire che uno del progetto di Chasny in solo, non soltanto per la presenza dei compagni praticamente al completo quanto per l’alto tasso di elettricità e cafonaggine “hard-rock” che lo permeava. Dunque questo Burning The Threshold si ricollega direttamente, per atmosfere e dinamiche, a Asleep On The Floodplain, ossia a un passato che di questi tempi sembra preistorico, e lo fa con un album molto ispirato, particolarmente intelligibile e in ottimo equilibrio tra le molte forze in campo.
A supportare Chasny in queste 9 canzoni troviamo, infatti, una pletora di amici e collaboratori, a partire da Cooper Crain dei Bitchin Bajas alle tastiere (e dietro la consolle) per arrivare a Damon & Naomi alle “universal melody vocals” in Under Fixed Stars, passando per la voci di Haley Fohr in arte Circuit Des Yeux e Alex Neilson, per la chitarra di Ryley Walker (in acustico sul canale sinistro di Around The Axis con Chasny nell’altro a raddoppiarlo) e la batteria di Chris Corsano. Altrettanto ampi sono i referenti “extramusicali” di Chasny, che cita pièce teatrali (l’opera di David Todd sul poeta Wallace Stevens che dà il titolo all’opener Things As They Are, personaggio sul quale Chasny sta registrando una sonorizzazione apposita per il teatro), filosofi e pensatori (il Gaston Bachelard citato in Adoration Song, Algis Uždavinys e Aaron Cheak a cui è ispirata Threshold Of Light), etichette e musicisti come Takoma Records o la Third Ear Band, quasi questo disco fosse un segno “altro” fatto di segni da decrittare, qualcosa che viaggi a più livelli di lettura e su più piani interpretativi.
Il tutto, musicalmente parlando, si tramuta in un giro a 360 gradi nel mondo di Six Organs: fingerpicking acustici in solo, sognanti e pastorali (Reservoir, Around The Axis con quest’ultima divisa un canale per uno con Riley Walker, per una bella session di intarsi e duetti), elegie eteree e fluttuanti con un occhio rivolto a oriente (Under Fixed Stars, con Damon & Naomi a impreziosire uno dei testi più lirici di Chasny, e la conclusiva, solitaria e magica Reflection), psych-folk bucolico (St. Eustace), rock ossianico e sensuale (Threshold Of Light, con le tastiere di Crain come ulteriore valore aggiunto), psych-rock ipnotico e acceso (Taken By Ascent). Tanta e tale varietà di registri, però, non mina affatto la coerenza di fondo dell’intero album e, anzi, riesce nell’intento di far apparire la poetica chasnyana in tutte le sue cangianti forme. Pollice in su, come quasi sempre accade quando si ascolta Six Organs Of Admittance.
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