Recensioni

6.2

Trump, le tensioni internazionali e le ansie di conflitto imminente, la ritrovata inspirazione dopo un mezzo passo falso e un’urgenza comunicativa da espletare subito, senza far passare troppo tempo. Sono queste le motivazioni e le ispirazioni che hanno spinto Alexis Krauss e Derek Miller a tornare con un mini album a un anno esatto dal precedente, e un po’ insipido, Jessica Rabbit. Come molti colleghi illustri (non ultimi gli A Perfect Circle, che hanno rotto anticipatamente il loro silenzio per tornare in tour e con un nuovo album dopo ben quattordici anni), anche gli Sleigh Bells continuano la loro personalissima crociata contro l’inquilino della Casa Bianca (avevano già speso parole non proprio affettuose su As If, ultima traccia di Jessica Rabbit), reo di portare sciagure nel paese della freedom and democaracy: «Non ci sentiamo come se il cielo stesse cadendo, ma come se sia in realtà già crollato sulle nostre teste», ha dichiarato Miller, che ha aggiunto: «noi artisti dobbiamo prendere una posizione netta e far sentire la nostra voce». E qual è il modo migliore per farlo per una band? Pubblicare un disco.

Kid Kruschev (scelta del titolo curiosa, dato che Nikita Kruschev era il segretario del Partito Comunista Russo, e visti gli ultimi sviluppi del caso Russia Gate, parrebbe un’altra stoccata al Presidente) nei suoi ventidue minuti scarsi regala buone indicazioni e risolleva l’animo dei fan scontenti: Blue Trash Mattress Fire e Favorite Transgression aprono e indicano la via; Rainmaker fa muovere il piedino con la tipica formula dei Bells a base di electro e chitarrini; Panic Drills fa risentire di nuovo un po’ di distorsione (a dire il vero, un po’ latitante questa volta) e Show Me The Door porta un po’ di dancefloor tra i Marshall e le Jackson. Sorprendentemente, c’è anche spazio per la ballad acustica Florida Thunderstorm, un buon tentativo di uscire dai soliti cliché della band. Chiude i giochi il singolo And Saints, carino ma deboluccio, soprattutto comparandolo con quelli che lo hanno preceduto.

Veloce e piacevole, Kid Kruschev è un discreto bon bon che toglie un po’ dell’amaro in bocca lasciato da Jessica Rabbit.

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