• Dic
    09
    2014

Album

BMG

Add to Flipboard Magazine.

Monuments to An Elegy arriva a due anni da Oceania, album discontinuo ma con alcuni rimandi ai giorni belli delle “zucche”. Questo nuovo capitolo – assieme a Day for Night in uscita il prossimo anno – completa il progetto, più volte riveduto, corretto e stravolto in corso d’opera, di Teargarden by Kaleidyscope .

Ancora una volta il contesto è cambiato, così come la line up, mai stabile ad ogni uscita discografica dal masterpiece Mellon Collie… (era il 1995) in poi: licenziato l’ultimo arrivato Mike Byrne, Corgan ha chiesto all’amico Tommy Lee (no, non è uno scherzo…) di occuparsi delle tracce di batteria in Monuments to an Elegy. Guardando gli stravolgimenti nella line up e leggendo diverse interviste al vetriolo nei confronti del cantante di Disarm rilasciate da ex illustri, è quasi automatica l’associazione, nelle dinamiche interne tra i titolari e i rispettivi scudieri, ai Guns’n’Roses di Axl Rose, altro grande gruppo ancorato al passato che va avanti arruolando turnisti e comparse, nonostante licenziamenti illustri e reiterati.

E non è l’ultimo cambiamento in scuderia: nell’imminente tour Corgan e il chitarrista Jeff Schroeder, in sella da Zeitgeist del 2007, saranno accompagnati da Brad Wilk (batterista di Rage Against The Machine, Audioslave e The Last Internationale) e Mark Stoermer, bassista dei The Killers. Per la prima volta il gruppo sarà senza una donna (una notizia!). L’ennesima reincarnazione dei Pumpkins, sempre più incline ad una formula di power pop, si “dimentica” delle chitarre (praticamente banditi gli assoli) e mette al centro tastiere e synth, ricercando soluzioni smaccatamente radio friendly.

La canzone che apre l’LP è il ponte con il recente passato di Oceania: nell’input di Tiberius, un lavoro solido in fase di produzione conferisce una nuova veste alle trame sonore tanto care alla formazione di Chicago. Il piano che annuncia Being Beige è pura attitudine pop, qualcosa simile a Try, Try, Try. Reminescenze del (glorioso) passato in One and All (We are) e nella riuscita title track, versione addomesticata, riveduta e corretta di quanto fatto anni addietro: la composizione è finalmente energica, la sei corde suona come dovrebbe su un qualsiasi disco delle “zucche”.

Lo scivolone, arriva con Run2me: non solo non entusiasma, ma rischia di spaventare con quella tastiera così invadente, molto – troppo – simile alla colonna sonora di un blockbuster anni Ottanta. Decisamente fuoriluogo. Anaise! si apre con un basso funk pulsante, immerso in un mare di synth, mentre Dorian è, di fatto, un salto nel passato ai giorni di Adore (con cui Monuments Of An Elegy condivide il produttore, Howard Willing).

Sicuramente il minutaggio ridotto gioca a favore del cantante del Midwest, alle prese con il suo lavoro più accessibile, leggero e forse anacronistico. Nonostante un periodo di appannamento prolungato, la capacità di scrittura di Corgan è ancora sopra la media, tuttavia è innegabile la sensazione che il musicista di Chicago sia circondato da troppi yesmen incapaci di indirizzarne le intuizioni, o quantomeno incanalarne le doti compositive in una direzione coerente, evitando qualche passaggio a vuoto.

8 Dicembre 2014
Leggi tutto
Precedente
Wiley – Snakes And Ladders Wiley – Snakes And Ladders
Successivo
Steffi – Power Of Anonymity Steffi – Power Of Anonymity

album

recensione

recensione

recensione

The Smashing Pumpkins

Mellon Collie and the Infinite Sadness

artista

Altre notizie suggerite