• Gen
    01
    1993

Classic

Death Row Records, Interscope Records

Add to Flipboard Magazine.

Subito dopo la pubblicazione di The Chronic di Dre le quotazioni di Snoop Dogg e l’hype che circondava un suo eventuale esordio solista erano alle stelle; senza perdere tempo, l’anno seguente – siamo nel ’93 – arriva quindi Doggystyle a cavalcare l’onda e a battere il ferro sempre più caldo. Squadra che (stra)vince non si cambia, e allora ecco ancora il tandem Dre & Snoop a creare una sorta di album gemello e supplementare al capolavoro dell’anno precedente: un dittico che creerà e canonizzerà definitivamente il G-funk, rappresentandone Bibbia e sudario al tempo stesso; quella che infatti si afferma con questi due album è una maniera che diventerà molto velocemente macchietta, identificando indelebilmente un periodo e un area (la West Coast), ma generando anche tutta una serie di epigoni furbetti e senza troppo spessore.

La sinergia tra Dre e i vari interpreti è ulteriormente esaltante, con gli MC a comporre e scrivere rime nella stessa stanza in cui il producer creava i beat, così che appena completata una base tutti fossero immediatamente pronti a spittarci sopra. Sull’aura di febbrile creatività che permeò i giorni di registrazione tanto si è già detto e scritto, mentre continua a restare un po’ defilato il grande contributo che anche Daz Dillinger e Warren G diedero alla produzione del disco (che è spesso attribuita interamente al solo Dre). Quel che è certa è la ripresa bontà della ricetta in rapido consolidamento: groove contagiosi e compassati al tempo stesso – perfetto tappeto per il flow scazzato di Snoop – su composizioni più ariose, fluttuanti e synth-driven di quelle del precedente periodo NWA. È appunto la (allora) nuova moda G-funk: musica arrogante ma scialla, sensuale ma misogina, da ascoltare a Long Beach in un pomeriggio di sole molleggiandosi sulla propria decappottabile pimpata.

I testi seguono e celebrano abbastanza pedissequamente questo lifestyle, e ai tempi crearono non pochi problemi a Snoop; dalle accuse di oggettivazione femminile a quelle di corruzione della gioventù afro-americana attraverso l’esaltazione di violenza, criminalità, consumo e spaccio di droga, insomma tutti gli hobby che un onesto gangsta non può permettersi di trascurare. Dalle dita puntate Snoop si è sempre difeso, come del resto già gli NWA prima di lui, con la pretesa di obiettività: potremmo chiamarlo un non-moraleggiante verismo stradaiolo, oppure semplice paraculismo. Per noi europei resta puro, godibilissimo divertissement, oltre che il secondo atto di nascita di un trend che ciclicamente ritorna in varie forme: siano esse anche solo la memeizzazione del Smoke Weed Everyday che ha portato The Next Episode alle generazioni post-2000, oppure (volando un po’ più in alto) la presenza e l’importanza – attuale e prospettica – di un Kendrick Lamar.

Doggystyle resterà l’insuperato vertice di Snoop, sia da un punto di vista commerciale (i suoi quattro dischi di platino non saranno mai bissati dal rapper) che qualitativo: l’abbandono di Dre – in uscita dalla Death Row – per il sophomore Tha Doggfather segnerà anche un lento ma costante declino artistico per il rapper, che darà nuovamente il meglio di sé in svariate collaborazioni e occasionali colpi di coda (ultimo in ordine cronologico, il buonissimo Neva Left, che trovate recensito su queste pagine).

10 Agosto 2017
Leggi tutto
Precedente
Young Thug – Beautiful Thugger Girls Young Thug – Beautiful Thugger Girls
Successivo
Steven Wilson – To The Bone Steven Wilson – To The Bone

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite