Live Report
Dal 15 giugno al 17 giugno 2017

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Il Sonar Festival a Barcellona continua come ogni anno a rinnovarsi e ad evolvere, confermandosi il festival europeo di riferimento per tutti gli organizzatori e promoter non solo elettronici. Scelte che in questa edizione hanno pagato anche in termini di pubblico, con un record registrato di 123mila ingressi nell’arco dei 4 giorni del festival. Nell’edizione 2017 si è, inoltre, fatta più sostanziosa la sezione fieristica, il Sonar +D, proprio per dare maggior spazio alla tecnologia e all’innovazione. A tal scopo quest’anno l’organizzazione ha aperto i cancelli un giorno prima, con il mercoledì dedicato esclusivamente ad esposizioni e conferenze.

Perfetta quindi la scelta di festeggiare l’apertura della sezione musicale del festival con il dj set di Björk, evento che ha comprensibilmente goduto di un considerevole hype in terra catalana e che prevedibilmente è andato soldout a tempo di record. Certo, il set dell’artista islandese è stato molto frastagliato e poco coerente, con un lungo omaggio al suo amico Arca e strani mix tra wassoulou maliani e afrowave inglese, ma la musica qui aveva poca importanza. La scenografia quasi balearic, il vestito di Marlou Breuls che la fasciava completamente da testa a piedi, l’allegria di una calda serata catalana, hanno fatto di quest’evento una ideale festa tra amici, un aperitivo prima dell’inizio della parte musicale vera e propria del festival.

Arrivati sin dal mattino per documentare la parte fieristica del Sonar +D, il primo sguardo è per il Sonar XS, spazio dedicato soprattutto agli artisti catalani e subito identificato come quello più fresco – climaticamente parlando – all’interno degli stand. Lì era inoltre possibile sperimentare i sempre più interessanti piatti dell’area food (favoloso il panino alla porchetta di Ivan e i piatti indiani, piccanti ma al punto giusto) e soprattutto accedere alla chiacchierata area VIP dove 3 chef stellati Michelin si sono alternati, nelle tre giornate del festival,  preparando menu ad hoc e panini gourmet.

In questa edizione abbiamo provato a farci travolgere dalla fomo, anche se il caldo improvviso di inizio estate ha reso improbo ogni tentativo in questo senso. Alle 13:00 l’apertura è stata affidata al set di Tutu presso il SonarVillage, con i classici suoni soffusi e techno ambient da pomeriggio del Sonar, mentre al SonarDome Lanoche iniziava già a proporre le prime casse dritte della giornata. Sempre al Dome, spazio ai beat orientali con i due set di Rayray, molto apprezzato dal pubblico, e Miiin. Al SonarHall, come tradizione del “palco rosso”, arrivano le sonorità ed i visual sperimentali e lì ad iniziare gli show c’è il duo portoghese Boris Chimp 504. Il primo pomeriggio trascorre piuttosto tranquillo: al Village c’è Rumore, italiano trapiantato da anni a Barcellona, che fa da ideale ponte tra il sound in relax del pomeriggio e il primo vero set da ballo, quello di Bawrut, dj che ha ottimamente captato gli umori di una folla che nel frattempo si era adunata numerosa.

Di filata, una breve occhiata al live di Tommy Cash è doverosa: il rapper estone, vera icona trap dell’est Europa, porta sul palco con grande presenza scenica la sua ironia trash, ma è il set di Princess Nokia il piccolo grande evento del Day 1: un live molto apprezzato anche dal pubblico che conosceva a memoria tutte le sue canzoni e l’ha anche sorretta durante un crowd surfing strategico (nel senso che ha abilmente coperto i suoi limiti tecnici). Dopo un altro micro-set di Bawrut, che con abnegazione e grande bravura ha coperto un cambio palco non previsto, Dawn Richard sale sul palco per confermarci di avere tutte le carte in regola per diventare un’icona pop mondiale. Grandissima voce la sua ed ottime anche le canzoni proposte, il tutto accompagnato da coreografie di ballo ben fatte, semplici e mai troppo pompose (come invece ci hanno abituato le mega star del pop del terzo millennio). Finito il suo set è tempo di tornare a proposte più sperimentali con Matthew Barnes, in arte Forest Swords, compositore che con l’ultimo album Compassion, ampiamente trattato in queste pagine, ha raggiunto la maturità artistica. Il suo live, acusticamente perfetto, ha reso piena giustizia ai suoni e alle trame sonore del disco in una sala stracolma e che ogni anno diventa sempre più piccola a fronte di un crescente pubblico attento a questo tipo di sonorità. Nel frattempo, la posizione quasi di passaggio del nuovo palco del SonarXS permette una rapida visione di alcuni live: prima il set di Toxe, poi due live di artisti catalani, ovvero BSN Posse e Yung Beef, che cozzano con il noise estremo di Yves Tumor, che nella parte che abbiamo seguito è a metà tra i suoni più acidi di Arca e i vocal brutalisti di Prurient.

Si ritorna al SonarDome per ascoltare il buon RP Boo, pioniere del footwork, poi un passaggio veloce al SonarComplex per assistere al solito live oscuro di Andy Stott in un auditorium praticamente al buio. Arriva quindi il turno dell’atteso set di Arca e Jesse Kanda. Il SonarHall, strapieno come non mai già mezz’ora prima dell’inizio del set, accoglie così un nuovo potente live della coppia: una performance artistica più che non un concerto vero e proprio (vedi i lividi mostrati da Arca su Instagram dopo il concerto) coerente con il portato visivo dell’album omonimo. A fine esibizione si ha la netta sensazione di quanto Arca abbia ormai accettato la sfida di diventare icona artistica e modello di riferimento (rispetto anche alla performance tenuta al Sonar 2015 sembrano passati 10 anni e 1000 concerti). Chiude il Day 1 il dj set di Craig Thomas al Sonar Village, dj inglese che ha mostrato la propria bravura nell’unire spensieratezza a suoni più ricercati.

La seconda giornata del Sonar l’abbiamo aperta con Sofie Winterson al SonarDome (peccato per qualche problema tecnico ad inizio concerto) e Juana Molina al Sonar Village, sino all’atteso concerto (per noi italiani) di Lamusa che si rivela la perfetta scelta per gli orari pomeridiani del festival. Di nuovo un passaggio al SonarVillage per il live di Lena Willikens, sempre più a suo agio nelle sale più grandi e senza per questo rinunciare alla ruvidità dei suoi set, e a seguire, al SonarHall, Jaques ci propone un live in puro stile Matmos suonando qualsiasi oggetto presente sul palco, compresi i ventilatori. Nel frattempo, al SonarVillage, è tempo di electro pop con i Roosevelt, uno dei concerti proposti all’interno degli scambi organizzativi e artistici in seno all’organizzazione We Are Europe di cui il Sonar Festival è promotore. A seguire Suzanne Ciani, forse inserita nello stage e nell’orario sbagliato per essere apprezzata a pieno, e Evian Christ che a differenza del live del 2015 si presenta meno sperimentale e più festaiolo (lasciandoci qualche dubbio sulla reale portata della sua proposta). Molto meglio a quel punto la freschezza dei bass producer Stööki Sound al Village, che hanno scaldato a dovere il pubblico prima del concerto-evento della giornata, quello dei Fat Freddy’s Drop. La band neozelandese ha tirato fuori il suo classico sound fatto di groove e funky grazie anche ad una altrettanto iconica e imponente presenza scenica. Alla Hall nel frattempo c’è Clark, che propone un live a suo modo pop, proponendoci così una versione più godibile del suo ultimo lavoro, Death Peak, che ci era apparso meno ispirato rispetto alle precedenti prove.

Non abbiamo neanche il tempo di rifiatare, perché nell’indecisione tra chiudere con Damian Lazarus e Floorplan Live (Robert Hood e sua figlia Lyric Hood), si è già fatto tardi e dobbiamo correre al Sonar Night per il concerto di DJ Shadow che, oltre ad eseguire The Mountain Will Fall, ripercorre nel suo set le tracce di una ormai lunga carriera. Ma i concerti posti in apertura sono solo l’inizio e non possiamo perderci Anderson .Paak & The Free Nationals, da cui veniamo ripagati con un live potentissimo fatto di groove incessanti, 100% ballabili. In contemporanea Jon Hopkins intrattiene il pubblico del SonarClub con il suo ormai proverbiale dj set, pertanto ci spostiamo al SonarLab per vedere l’ultima parte del concerto di Little Dragon, in attesa di Cashmere Cat, molto più techno di quanto previsto, per la felicità del pubblico di uno stage che si dimostra sempre quello più sperimentale della parte by Night.

Ci spostiamo subito al SonarClub, perché si nota subito che le presenze umane del festival sono molto più evidenti in tutti gli stage rispetto agli altri anni, e per i Moderat il pubblico è fitto tanto quanto quello che si era assiepato sotto al palco dei Chemical Brothers nel 2015. Smaltita la folla è tempo di ritornare al SonarPub per un deludente live di Nicolas Jaar a cui preferiamo una parte delle 6 ore di djset dei Masters at Work al SonarCar. In chiusura arriva l’imperdibile concerto dei Soulwax che ripagano le attese, mentre la scelta per il closing set è tra Dubfire e Nina Kraviz, a cui preferiamo il necessario recupero delle energie in vista della giornata conclusiva del festival.

Il sabato propone concerti meno intriganti nelle prime ore e lascia spazio a scelte più ponderate. Si parte con i Matmos, che si presentano sul palco, prevedibilmente visto il loro ultimo lavoro, con una lavatrice ed accessori vari. Dopo troviamo posto per il djset al femminile di Veronica Vasicka, per poi farci strada per il SonarHall – dove suona Gaika – e dunque per il folle set di Aethereal Arthropod. Sulla strada per il SonarComplex, notiamo un movimento incredibile di persone verso il SonarDome, stracolmo come mai. Giusto il tempo di sentire un minuto di cantato col vocoder e capire che C. Tangana è il classico artista ad uso e consumo del pubblico (più o meno) giovanile, e capiamo che è meglio andare ad espiarne l’ascolto con il concerto del patron della Bedroom Community Valgeir Sigurdsson, che al Sonar Complex propone uno showcase dell’etichetta con Nico Muhly e gli Amnesia Scanner.

Riprendiamo a fare i chilometri tra i palchi ritornando al SonarHall per l’atteso concerto di Nosaj Thing con i mapping e le elaborazioni video 3D in real time di Daito Manabe, che quest’anno ha anche realizzato l’installazione artistica phosphere per il SonarPLANTA, prodotta su commissione della Fundació Sorigué. Spendiamo le ultime energie prima con il djset di Joe Kay + Jarreau Vandal, poi con l’incredibile Thundercat, artista sinceramente troppo sacrificato in questo orario del festival, ed infine con il concerto di Sohn al SonarHall. Tempo di Night, dunque, con una prima parte della serata dedicata al revival della disco music con Cerrone (incredibilmente sotto il palco è pieno di ventenni e non c’è traccia di over 40) e i Fat Freddy’s Drop (in versione “notturna”); poi è la volta di Carl Craig e del suo progetto Versus Synthesizer Ensemble con Francesco Tristano. L’impressione è che il live sia ancora da perfezionare, e che comunque sia una suite elettronica adatta a teatri, auditorium e a rassegne più ristrette più che per dimensioni festivaliere di questo tipo. A seguire, i set di Clara 3000, Nick Hook e T Q D, fanno un po’ da collante per il clou della serata: al SonarClub per i Justice c’è un autentico bagno di folla, con i francesi a spingere al massimo l’acceleratore della loro proposta daftpunkiana. Le ultime energie sono riservate al concerto dei De La Soul e al set della strana coppia Seth Troxler & Tiga, altra scommessa vinta del festival. Le celebrazioni finali sono affidate ai riempipista del caso: Vitalic, Marco Carola, The Black Madonna (la cui fama è cresciuta esponenzialmente in questi anni) e la coppia formata da Daphni & Hunee.

Il prossimo anno, dal 13 al 16 giugno, il festival festeggerà i suoi primi 25 anni, un traguardo importante per un contenitore che finora non si è mai fermato e sta continuando a crescere.

21 giugno 2017
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