Recensioni

Al quinto lavoro in studio, i Sonar di Stephan Thelen e Bernhard Wagner continuano il loro personalissimo viaggio esplorativo nei meandri del groove minimalista, accompagnati però in questa nuova avventura da uno dei massimi esponenti della sperimentazione chitarristica mondiale: David Torn. Collaboratore di una pletora di musicisti di qualsiasi area (da Don Cherry a Madonna, per farvi capire), il mago del looping Torn arriva quasi per caso a conoscere i Sonar, introdotto alla loro musica da Henry Kaiser, altro manipolatore di tempo e spazio, e quella che all’inizio doveva essere solo una collaborazione da esterno, da produttore, diventa invece un disco da membro aggiunto a tutti gli effetti.
Magmatico mix di minimalismo, groove e matematica, Vortex va ad approfondire il discorso iniziato già nel precedente e apprezzato Black Light, potenziandone però linguaggio e spingendosi verso territori più prog e “cremisi“. Tra i tanti punti di forza del disco, sicuramente, i quasi dieci minuti di Part 44, in cui i pattern intessuti da Thelen e Wagner si intrecciano perfettamente con il chitarrismo di Torn; una Monolith apparentemente immobile e con la tensione sempre sul punto di esplodere; Vortex e Lookface!, le tracce più rock della scaletta.
Da ogni angolo lo si guardi, Vortex è un bel lavoro in cui emerge il tentativo da parte dei Sonar di aggiornare un genere, ovvero il prog, che avrebbe ancora tanto da dire. Ottimo disco.
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