Madonna (US)

Biografia

Holy queen, sinner and lady: l’importanza di chiamarsi Madonna

Almeno da trent’anni Madonna è l’indiscussa regina del pop. Cambia il gusto della gente, il modo di vestire, gli atteggiamenti, sposta consensi e dissensi; in parole povere, è una “voce importante”, non solo del mondo della musica, ma anche di quello della moda, della cultura (?) e dell’estetica pop. La sua non è solo un’azione musicale, ma è un continuo intervento sull’immagine, sull’apparenza, sul campo iconico. La tattica va di pari passo con il trasformismo, la mancanza di unitarietà e coesione stilistica: l’essenza metamorfica implicita nel suo personaggio le fa sperimentare tutto e il contrario di tutto, plasmandosi sulla moda (non solo musicale) del momento. Questo “melting” si registra soprattutto nella seconda parte della sua carriera, almeno dall’r’n’b di Bedtime Stories in poi. Da qui, infatti, il sound di Madonna viene condizionato sempre più dagli stessi produttori, che de-costruiscono la sua proposta su un sentire finalizzato principalmente al mercato e alla sopravvivenza del brand.

Who’s That Girl?

Madonna esce dalla cultura americana della fine degli anni ’70 come un unicum. Ma perché solo lei resta ancora oggi così in vista? Era così bella? Insostituibile? Il suo è un successo annunciato almeno per tre motivi: la lunga militanza underground nei parties della comunità gay e la conseguente presa di coscienza del pericolo AIDS, il continuo impegno nel ballo e quindi nella profonda conoscenza della dance non solo dal punto di vista musicale, ma anche coreografico, e infine la grande dedizione per il lavoro.

Sono questi gli ingredienti che le hanno permesso di costruire il suo successo. L’essere entrata nella comunità nera e gay negli anni ’70 non è da tutti, e men che meno da tutte. La presenza nella cantante nell’underground artistico dell’epoca apre le porte a molti gruppi e artisti che mescolano sessualità, pop, dance e uso massiccio del videoclip (fra gli altri Culture Club, Frankie Goes to Hollywood, Queen). L’utilizzo dell’house e della disco-pop da parte di Madonna cementa il link fra il suo personaggio e il sentimento di emarginazione della comunità omosessuale dell’epoca, che utilizzava la musica da ballo come spazio libero dalle costrizioni e dai divieti che di fatto bloccavano l’aggregazione della comunità LGBT. Ancor oggi la sua figura è considerata un’icona gay.

Non è solo la dance, intesa come stile musicale, che definisce le coordinate del personaggio. Madonna, sul palco, non nasce solo dalla musica, bensì da «un’infanzia infarcita di film hollywoodiani, di musical di Broadway e di poesia offbeat». In più, nei primi periodi è proprio questo suo stile mascolino a colpire il pubblico. Madonna porta i capelli corti e veste con pantaloni, bretelle, camicie e gilet maschili.

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Un atteggiamento che cementifica l’affiliazione con le prime fan, che sono proprio ragazzine come lei, non bellissime, ma attente ad esprimere la propria individualità fino ad allora repressa. In molte biografie e interviste, viene dipinta dai familiari come un’imprenditrice di successo, una self-made woman al 100% che guarda sempre al lavoro. In casa i suoi figli hanno dichiarato che non ascolta mai i suoi dischi. Appena varca la soglia del privato, si trasforma, uscendo dal personaggio pubblico e diventando una mamma, un’amica, un’altra persona.

In breve Madonna è la versione femminile-musicale di Andy Warhol, uno degli artisti più “americani” di sempre, un uomo d’affari che è riuscito a mescolare il quotidiano con la produzione di massa e con l’aulico. Cosa sono i testi, i milioni di dischi venduti di Madonna, se non l’equivalente dei ritratti seriali di Andy?

L’essenza del personaggio, il “midollo” della sua esperienza umana è questa grandissima forza di volontà, che esplode in un periodo di crisi, come furono la fine dei ’70 a New York, molto prima della grande bolla dello “yuppismo”. Nel 1975 la città rischia di andare in bancarotta ed è solo dal 1980 in poi che si verifica una ripresa, sia grazie al boom di Wall Street, che a una serie di interventi di ricostruzione urbana mirata (Bronx, Bedford-Stuyvesant e Harlem). La scintilla del successo di Madonna sta proprio nella difficoltà di trovare un posto nel panorama artistico americano, nella difficoltà di sopravvivere in una città difficile come NY e nel poter contare però su una squadra di persone eccezionali, come sono molti dei suoi amici.

Il 14 giugno 2019 è uscito il suo ultimo disco Madame X, e noi ci chiediamo ancora se sia più giusto amarla od odiarla, venerarla o ridere dei suoi continui mascheramenti e tentativi di scappare dall’inesorabile scorrere del tempo. Quello che abbiamo capito è che il mix di sesso, ammiccamenti, doppi sensi, poli opposti, alti e bassi, fanno di lei la personificazione reale del nostro quotidiano. Il nostro stato di calma apparente, l’ansia del post-9/11 viene narrata dal suo continuo mutare, schizofrenico e stacanovista.

Madonna appare in fondo come il perfetto emblema del narcisismo: con tutte le sue pose mostra di continuo di essere contro tutti e contro tutto, e di non voler rispettare le leggi. L’unica cui si deve svogliatamente assoggettare è quella del tempo, ma anche qui il fatto di voler sembrare perennemente giovane (sia nel fisico, che nelle musiche proposte) riprende ancora una volta il discorso narcisistico.

Che cos’è questa eterna voglia di mettersi in mostra per una donna/mamma over 60, se non un sentimento di completa indifferenza verso le nuove generazioni? Madonna passa il testimone, ma vuole restare comunque regina. Un disprezzo più o meno velato dei giovani, e un ritorno comunque al sé, al potere conquistato con troppi anni di gavetta, sperando che la decadenza inizi il più tardi possibile.

I’m Going to Tell You a Secret

Americana di Rochester Hills vicino Pontiac, un sobborgo di Detroit, figlia dell’ingegnere Tony Ciccone, con discendenza italiana – il nonno Gaetano è di Pacentro, un paese dell’Abruzzo – e dell’omonima madre Madonna Fortin, Madonna nasce il 16 agosto 1958. Divide la sua infanzia con cinque fratelli: Anthony e Martin più grandi di lei e i minori Paula, Christopher e Melanie. La madre viene a mancare quando ha solo cinque anni e ben presto, visto che è comunque la donna più grande in casa, inizia a responsabilizzarsi e a sostituirla. Sarà proprio questo avvenimento a segnare tutta la sua vita. La sua carriera, così piena di cambi di prospettiva, umore ed energia, è da mettere in contrapposizione alla calma e alla morte precoce della madre. Un leitmotiv che accompagna tutto il percorso artistico della performer e che va a contrapporsi alla fede religiosa della donna, che secondo Madonna Jr ha lasciato troppo presto questo mondo continuando a pregare un dio (quello cattolico) abbastanza sordo alle sue richieste.

Nel 1969 la famiglia si sposta nel sobborgo di Rochester, in una casa più grande. Qui Madonna decide di dedicarsi al balletto. A scuola è una secchiona, se ne sta per i fatti suoi, è una specie di incompresa, desiderosa di arrivare al top per intascare le generose mance di papà Tony, che la paga quando prende bei voti. Nel 1972 inizia a frequentare la prestigiosa Adams High, e qui diventa cheerleader. È da subito anticonformista nel modo di vestire, ma tiene un piede in due scarpe, visto che fa parte della squadra sportiva. Un po’ preppy, un po’ dark, un po’ anti-diva, un po’ pop. Doppelgänger da subito.

Punta tutto sul ballo e si iscrive a una scuola serale. Lì incontra Christopher Flynn, il suo primo maestro di danza: la porta a vedere i balletti, a frequentare i locali gay di Detroit (è gay pure lui), le consiglia libri e film. Un secondo padre che la incoraggia a proseguire la carriera di ballerina in modo professionistico. Madonna inizia a frequentare così le culture black e gay, cosa che i suoi amici teen non considerano, anche perché negli anni ’70 era difficile vedere una ragazzina bianca mescolarsi in mezzo ai neri in un club gay, dato che la minoranza omosex era ghettizzata ed emarginata, e quindi teneva segrete le location di socializzazione. In una famosa intervista a Time (Denise Worrell. Madonna: Why She’s Hot, Time, 27 maggio 1985) Madonna dichiara, su Flynn: “è stato il mio mentore, mio padre, il mio amore platonico, mio fratello, tutto, perché mi capiva. Mi ha incoraggiata ad andare a New York. È stato l’unico a dire che ce l’avrei potuta fare se avessi voluto”.

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Madonna finisce il college un semestre prima del dovuto. Vince una borsa di studio per l’Università del Michigan ad Ann Arbor. Quando arriva lì trova lo stesso Flynn, che nel frattempo ha vinto una cattedra nel dipartimento di danza. Ann Arbor è una cittadina tranquilla a ovest di Detroit e da molti è considerata l’Harvard del Michigan per il suo prestigio. Oltre a Flynn, la Nostra conosce Gay Delanghe, una ballerina di New York con una forte influenza femminista. Nei club incontra (e ha una storia con) Steve Bray, un batterista che giocherà mosse importanti nel suo futuro artistico. Un’altra influenza è Alvin Ailey, un coreografo nero famoso per svariate produzioni di Broadway. Nel 1977 Madonna vince una borsa di studio per un workshop estivo di sei settimane proprio con lo stesso Ailey presso l’American Dance Theater a New York.

I don’t like cities, but I like New York

Nel 1978 lascia lo Stato dove è nata: molla tutto e decide di trasferirsi definitivamente nella Grande Mela, dove sta esplodendo la febbre del sabato sera. Inizia a lavorare nella compagnia di Pearl Lang, una delle più importanti coreografe del tempo, allieva di Martha Graham. Anche se si impegna molto, sono pochi i soldi che rimangono in tasca, così inizia pure a posare per foto di nudo (questo episodio finirà come copertina del New York Post nel 1985. Madonna aveva comunque già posato nuda per il fotografo Herman Kulkens nel 1977). Una sera, dopo aver finito le prove, viene minacciata da uno sconosciuto violentatore con un coltello ed è costretta a praticare sesso orale per strada. Lo shock è tale che decide di uscire dalla compagnia della Lang e di costruirsi la vita che ha sempre sognato.

Nel 1979 incontra nell’Upper West Side, Dan Gilroy, un musicista che ha da poco fondato il gruppo Breakfast Club con il fratello Ed. Successivamente il rapporto con i due fratelli viene temporaneamente interrotto, perché Madonna emigra per un po’ a Parigi per lavorare nel club di Patrick Hernandez (la star dell’Eurodisco famoso per la hit Born To Be Alive). La permanenza in Europa non dura molto: si stanca subito dell’atmosfera a detta sua poco frizzante e torna negli States, ma un po’ di influenze francesi se le porterà nel cuore, come si vedrà nella produzione di alcuni suoi album successivi (vedi ad esempio Mirwais).

A NY recita in qualche film di serie B e poi nel 1980 torna a suonare con il gruppo di Dan e Ed. Ben presto lo lascia e ne forma uno suo (Madonna and the Sky). Poi telefona a Steve Bray, il suo ex ragazzo del Michigan, e con questo cambia il nome laconicamente in Madonna. Grazie a un cambio parziale di line-up e all’aiuto della manager Camille Barbone, la Ciccone inizia ad aumentare la frequenza delle date nei locali e nei club. Il suono dei primi demo viene stampato nel 1997 da Bray nell’album non ufficiale Pre-Madonna: synth anni ‘80 e minimalismi con qualche puntatina di new-wave. Atmosfere che si ricollegano al mondo underground del club Danceteria, frequentato da gruppi come Smiths, Devo, New Order o Run DMC. Fra gli altri avventori ci sono pure Jean-Michel Basquiat, Vivienne Westwood e Cyndi Lauper.

Il Danceteria si opponeva all’altro club famoso di New York, lo Studio 54. Se lì stava la crema glitterata, al Danceteria c’era la gente più hip, stanca delle paillettes e dello struscio: dietro il banco trovavi Sade, Keith Haring e i Beastie Boys facevano da lavapiatti e LL Cool J stava all’ascensore. Una sera Madonna si avvicina al DJ Mark Kamins e gli passa il demo di Everybody, pezzo su cui stava lavorando con Bray. Il DJ ha qualche perplessità, ma grazie alle armi del corpo (ben presto Madonna diventa la ragazza di Kamins) la Nostra ottiene un appuntamento con Seymour Stein alla Sire. Il discografico le fa firmare il primo contratto e le produce il primo singolo Everybody / Ain’t No Big Deal. Il lato A va primo in classifica dance nel novembre 1982.

In quel periodo Madonna cambia di continuo compagno. Per un po’ sta pure con Jean-Michel Basquiat, che la deprime con la sua negatività. Nel 1983 entra in studio per l’album. Lì si scontra subito con Reggie Lucas, chitarrista di Miles Davis e arrangiatore provetto. La giovane non riesce a star dietro alle strutture complesse del blues e del jazz: Madonna vuole solo pop e immediatezza. Ed è finalmente con John “Jellybean” Benitez che riesce a trovare la sintonia. Con lui produce la bomba Holiday. Benitez fa il DJ al Funhouse, un club per ispanici e italiani di Brooklyn e del Bronx, e anche lui è al suo primo pezzo da produttore.

Madonna (1983) raggiunge buonissimi risultati per un esordio, ma è con il secondo album che l’affare diventa serio. L’uomo che dà una mano alla giovane detroitiana è Nile Rodgers, oggi ancora fondamentale per aver prodotto parte del suono dei Daft Punk in Random Access Memories. Il chitarrista degli Chic le dice di suonare più “dal vivo” e togliere qualche synth di troppo. E il gioco è fatto. Like A Virgin, Material Girl sono una svolta rispetto alle origini disco. Con Rodgers, Bernard Edwards al basso e Tony Thompson (sempre degli Chic), e con la batteria elettronica di Jimmy Bralower, Like A Virgin fa il botto. Registrato in sei settimane, il disco esce nel novembre 1984. Fa a gara con Thriller di Michael Jackson e Purple Rain di Prince. Roba da duri, e soprattutto fuori mercato.

Al tempo non c’era infatti nessuna cantante femmina – a parte Cindy Lauper – a farle concorrenza. In radio andavano forte Sade e Tina Turner, tutte voci black soul profonde e sinuose, attitudini completamente diverse rispetto alla leggerezza della giovane Ciccone. La voce di Madonna è una novità, e infatti fa il botto. E segna pure un’era. Bianca, sexy e giovane. Aggressiva, lolita con mosse da sbarazzina mascherata che la fanno desiderare, ma anche innocente e goffa come milioni di ragazzine insicure. Un’icona che agli MTV Award del 1984 canta Like A Virgin. E simula un amplesso sul palco.

Like a Virgin arriva al momento giusto, fa ricredere chi si vergognava di amare il pop e incita le ragazze a vivere la propria vita più serenamente. Nel contempo è ambivalente, critica e fa emergere quello di cui tutti sono colpevoli: il “living in a material world” privo di scrupoli del decennio edonista. Un disco epocale, ma per certi versi ancora acerbo. L’anno successivo Madonna recita in una produzione di Hollywood. In Cercasi Susan disperatamente impersona, a fianco di una meravigliosa Rosanna Arquette, Susan, una punk romantica e anticonformista. Nella colonna sonora canta un altro singolo bomba: Into The Groove, che non compare nel disco, ma viene inserito nella ristampa europea dell’85 di Like A Virgin.

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Dopo la traumatica conclusione della relazione con Jellybean (Madonna decide di abortire un figlio del DJ), si innamora di Sean Penn, il suo primo, vero amore. Nel 1985 canta al Live Aid al JFK Stadium di Philadelphia, davanti a centinaia di migliaia di persone.

Il giorno del suo ventisettesimo compleanno decide di sposarsi vicino a Malibu Beach. Tra gli invitati Cher, Diane Keaton, Andy Warhol (sì, proprio lui), Martin Sheen e Christopher Walken. Il matrimonio viene tenuto segreto, ma alcuni paparazzi tentano di fare foto da elicotteri che sorvolano la cerimonia, tanto che sia gli sposi che gli invitati sono costretti a interrompere la festa (si dice che Penn abbia addirittura sparato ai mezzi volanti con una calibro 45 e abbia scritto sulla sabbia un grande “F**k Off”). Dopo un altro film (stavolta con Penn) e il Virgin Tour (quello di cui parlavamo all’inizio), Madonna è pronta a registrare il terzo disco.

I have a tale to tell

Pat Leonard aveva diretto musicalmente il Virgin Tour, ma è solo con True Blue che Madonna lo utilizza come songwriter. E a fiuto, la cantante non perde un colpo: il terzo album sarà infatti il disco di maggior successo della sua carriera (circa 25 milioni di copie vendute e una serie di record imbattuti, tra cui quello della maggiore permanenza nella top 100 europea). Nel seminterrato di casa di Leonard, dove al massimo ci si stava in due, viene prodotto un album storico. Madonna canta, co-produce e riflette lo stato di innamoramento verso il marito. True Blue è una dichiarazione d’amore, un sogno che da lì a poco sarebbe svanito.

Nel disco troviamo pezzi memorabili che hanno segnato la storia del pop: la title track, Live To Tell, La Isla Bonita, Open Your Heart, Papa Don’t Preach. Madonna ci mette il cuore e si sente. Ha anche lei i suoi blues, e li trasmette alla grande, ma insieme a questi porta a spasso anche la voglia di far festa, la carica emotiva, la vita. True Blue è Madonna al 100%: l’icona pop per eccellenza, quella copertina che la ritrae come una Marylin Monroe fuori tempo massimo, con quella potenza e quel movimento implicito nella linea del collo e nei capelli che si sarebbe scatenato nel tour del 1987.

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True Blue è un segnaposto indelebile, un disco senza buchi, l’apice di una carriera che da qui in poi avrebbe cercato di bissare l’epopea di quei minuti perfetti. Nove tracce irripetibili e un senso di potenza mai più raggiunto. L’anno successivo, dopo il successo del tour e il passo falso nel film Who’s That Girl, Madonna denuncia Sean Penn per violenza domestica (il 28 dicembre 1988). Dopo 24 ore firma le carte per il divorzio e ritira la denuncia (Penn era già stato in carcere). Finisce l’idillio e la Ciccone cambia di nuovo faccia.

Life is a mystery

Con Like A Prayer Madonna inizia a fare i conti con l’isolamento, con la pagina bianca da scrivere e, perché no, con quello che chiamiamo “maturità” (“ripeness is all”, diceva Shakespeare in Re Lear). Il disco esce nel 1989, proprio verso la fine del decennio, quando viene naturale tirare le somme di quello che si è fatto in precedenza: guarda più al rock, toglie la patina pop del passato e suona più ruvido. Una scommessa, per Madonna, che non nasce per caso, e anzi segue una tendenza che di lì a poco sarebbe scoppiata nel grunge. Nel nuovo disco della Ciccone ci sono citazioni del rapporto con la madre (la title track e la dedica), a quello con Penn (Till Death Do Us Part) e a quello con il padre (Oh Father). Per la produzione, viene utilizzato il team di True Blue e si aggiunge una pedina importante, ovvero Prince, che collabora a Love Song e che si dice abbia suonato la chitarra su tre pezzi dell’album. Il disco vende bene e fa scandalo: il video di Like a Prayer viene condannato dal Vaticano per oscenità (c’è qualche croce che prende fuoco, ma nulla di più) e la Pepsi ritira dal mercato uno spot che utilizzava la canzone.

Nello stesso anno Madonna lavora sul set di Dick Tracy come compagna del protagonista e ha pure una storia d’amore con lo stesso Warren Beatty. Il film cancella le delusioni di Who’s That Girl e Shanghai Surprise e aumenta le quotazioni della Ciccone come attrice, ma non solo: viene registrato anche un disco ispirato alle atmosfere del film: I’m Breathless. In quell’album vediamo tornare di nuovo la faccia sbarazzina e glamour della cantante, in particolare nel singolo che definisce il 1990 e non solo: Vogue.

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A letto con Madonna

Dopo la dichiarazione d’intenti Vogue, Madonna diventa un sex symbol sempre più ambito e controverso. Nel Blond Ambition Tour del 1990 indossa il famoso corsetto di Jean Paul Gaultier con il reggiseno conico, costruisce uno spettacolo che parla di sadomasochismo e culture fetish, portando sul palco sesso e religione, croci e provocazioni, tanto che il concerto italiano verrà bloccato dal Vaticano. Oggi, a vederlo, non sorprende più di tanto, ma al tempo certi temi erano ancora molto caldi, pensate ad esempio all’epidemia dilagante di AIDS e ai dibattiti sull’omosessualità.

Dal live viene tratto pure un film, girato da Alex Keshishian, un ventiseienne laureato ad Harvard che aveva girato in precedenza solo qualche video rock. A letto con Madonna (Truth or Dare, in originale americano) è un resoconto dal backstage del tour e nel contempo anche la storia/confessione di una vita, del rapporto con la madre (storica la scena al cimitero quando Madonna letteralmente abbraccia distesa a terra la lapide di Madonna Sr), con la famiglia, i collaboratori, gli amici e gli amori.

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Il film diventa subito un culto, viene presentato a Cannes nel 1991 e sul parterre Madonna si presenta vestita con un kimono di seta rosa, che ben presto si toglie, mostrando il reggiseno di Gaultier e una mutandina a pantaloncino in coordinato bianco. L’ossessione per il sesso diventa ben presto palese anche su un altro medium: la carta stampata. Il suo primo libro fotografico si intitola Sex, in questo ricorda forse involontariamente il negozio aperto negli anni Settanta da Vivienne Westwood e Malcolm McLaren a Londra, dove sarebbe nato lo stile punk. Se lo cercate su Amazon lo trovate per qualche centinaio di euro. Il volume esce nel 1992 e le fotografie sono di Steven Meisel, uno dei più importanti fotografi di moda del mondo (tra gli altri, collabora con Vogue USA e Vogue Italia).

La pubblicazione ritrae le fantasie erotiche della cantante (tra gli altri personaggi che posano ci sono Vanilla Ice, Isabella Rossellini e Naomi Campbell) e viene lanciata contemporaneamente all’album Erotica, quinto disco da studio. Il libro viene accolto negativamente dalla critica, che taccia Madonna di oscenità e di pornografia: nelle fotografie vengono ritratte infatti pose sadomaso e lesbo. Questi giudizi fanno comunque aumentare la temperatura e l’hype sul disco, che ottiene un buon successo commerciale (è il primo però a non arrivare in vetta alla classifica di Billboard). Erotica suona diverso dai precedenti, più intimo e sensuale, incorporando elementi di diarismo house, hip/trip-hop, disco e anche qualche puntatina di classica. Il tema dell’album è ovviamente il sesso, visto anche dal punto di vista omo (vedi la dedica alle vittime dell’AIDS su In This Life). Tutto è trattato in stile Madonna, diretto e aggressivo. Il disco al tempo costituisce uno shock e molti critici oggi ritengono che sia il migliore di tutta la carriera della cantante, per la sua immediatezza e personalità, per la sua vitalità e la voglia di dire le cose come stavano, senza filtri. Tra i singoli memorabili ci sono Fever, Deeper and Deeper, la title track e Bye Bye Baby.

Il fatto importante – tralasciando i risultati di vendita – è che i due lavori vengono pubblicati su Maverick, neonata casa di produzione musicale, video, stampa e merchandising cui co-partecipa anche la cantante. La joint venture con il gruppo Time Warner assicura alla performer il 20% dei ricavi dalle vendite, uno dei più alti margini nella storia del music business (eguagliato al tempo solo da Michael Jackson). Madonna, con Erotica, diventa quindi businesswoman a tutti gli effetti.

Nel 1993 la Ciccone entra nel cast di Body of Evidence, un thriller erotico girato da Uli Edel (Christiane F., Last Exit to Brooklyn) in cui fa la parte dell’assassina che ammazza miliardari dopo aver fatto sesso con loro. Sempre nello stesso anno co-produce e recita anche in Dangerous Game, un film del controverso regista Abel Ferrara. Le prove cinematografiche non esaltano la critica, ma Madonna riesce comunque a far parlare di sè: dal pubblico, in questa fase viene vista come una provocatrice, una femme fatale, che non risparmia gli uomini, decisa e pronta a tutto. L’apice di questo atteggiamento sbruffone lo raggiunge durante una storica puntata del David Letterman Show: il 31 marzo 1994 durante l’intervista con il popolare conduttore americano pronuncia la parola “fuck” 14 volte, usa doppi sensi a sfondo sessuale e fa di tutto per farsi buttar fuori dalla diretta. La tattica può essere letta anche come un modo per nascondere il passare del tempo, l’aumento delle rughe e il fatto che la piazza è piena di nuove dive, di nuove cantanti femmine pronte a rubarle il trono. Una di queste è una strana islandese che nel 1992 esce con un promettente album, intitolato laconicamente Debut. Stiamo parlando di Björk. E propro l’incontro/scontro con le atmosfere da club della pazza islandesina (prodotte in gran parte con l’aiuto di Graham Massey degli 808 State), aprirà le porte a Madonna sul soul e sulla musica da club.

In Bedtime Stories, sarà proprio Björk a scrivere per Madonna il singolo che dà il nome al disco, uscito nel 1994. Il sesto album da studio viene preceduto dal successo di I’ll Remember, scritto per la colonna sonora di With Honors di Alek Keshishian (in italiano il titolo è stato tradotto con 110 e lode). Madonna vede che la reazione della gente è positiva, così svolta sulle ballad r’n’b e sul trip hop con flavour elettrico, chiamando a produrre il suo nuovo disco Babyface (Whitney Houston e molti altri artisti soul), Dave Hall (Mariah Carey), Nellee Hopper (Björk, Massive Attack e Soul 2 Soul) e il programmatore Marius De Vries, che aveva collaborato pure con Björk.

Dopo il cambio di rotta e la buona accoglienza riservata all’album (Take a Bow rimane in vetta alle classifiche per sette settimane consecutive, record mai più bissato), Madonna, a 36 anni, vuole diventare madre. Prova così con svariati partner a trovare il giusto legame: tra i vari pretendenti, il giocatore di basket Dennis Rodman e il rapper Tupac Shakur. Ma il più fortunato sarà l’allenatore di fitness Carlos Leon, con cui la Nostra darà alla vita la primogenita Lourdes “Lola” Maria Ciccone Leon.

Don’t Cry For Me

Durante la prima gravidanza, Madonna non si risparmia, anzi si imbarca nel progetto che la rilancerà come icona “adult”. Nel 1996 recita il ruolo della first lady argentina Eva Perón nel film di Alan Parker Evita. Lui è il regista dello storico The Wall, il cult d’animazione con le musiche dei Pink Floyd; Evita è uno dei progetti più lunghi della storia del cinema. Prima di Parker, ci avevano messo gli occhi sopra Oliver Stone e Ken Russell, e come protagoniste principali si era pensato a Michelle Pfeiffer e Meryl Streep. Il film, tratto da un famoso musical di Broadway, ha un successo inatteso e riconosce alla cantante anche il suo ruolo di attrice, con un Golden Globe che pesa come un Oscar, dopo anni di delusioni sul fronte cinematografico. Durante la realizzazione del film, Madonna studia canto con la “voice coach” americana Joan Lader, che riesce ad ampliare il suo spettro vocale e a farla salire sugli acuti del famoso singolo Don’t Cry For Me, Argentina, punta di diamante della colonna sonora.

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L’anno dopo Madonna lascia Leon e inizia a pensare a un nuovo disco. Il lavoro definisce l’ennesima svolta nella sua carriera: Ray of Light (1998) viene prodotto insieme a William Orbit, uno dei tanti artisti più o meno sconosciuti della scena rave inglese anni Novanta, notato dalla cantante grazie a un remix di Justify My Love del 1990. Nel frattempo la Ciccone ha iniziato a diventare una devota della Kabbalah, conosciuta grazie all’amica Sandra Bernhard e al Kabbalah Centre di Beverly Hills. La filosofia del sistema religioso giudaico sarà uno dei fili conduttori del nuovo disco, insieme anche a qualche accenno a buddismo e induismo, che l’artista studia insieme allo yoga. L’album esce nel febbraio 1998 e ha subito un grosso successo, grazie a singoli del calibro di Frozen e Nothing Really Matters. Dopo pochi mesi ottiene, per la prima volta, ben quattro Grammy: il settimo lavoro proietta la musica dance nel mainstream galvanizzando ante litteram la moda post-millennial dell’EDM. Con Ray of Light Madonna cambia look, passa da mora conturbante, misteriosa e sexy, a bionda madre votata al mistico e al salutismo spinto. Dagli anni ’80 del ballo energetico, arrivando ai ’90 del workout e del rock, si atterra sul pilates e sulla ginnastica dolce, mixando il tutto con l’elettronica. Madonna, come al solito, segue le mode e le precede.

Hey Mr. DJ, put a record on

Poco prima del tour promozionale, la Nostra incontra a cena a casa di Sting, nel Wiltshire, il suo futuro secondo marito: Guy Ritchie. Il giovane regista inglese (i due hanno 10 anni di differenza) ha appena finito di girare il suo primo lungometraggio pulp Lock, Stock and Two Smoking Barrels. La coppia inizia a frequentarsi e nel giro di due anni Madonna rimane incinta per la seconda volta (Rocco). Nel 2000, però, la cantante non pensa molto alla famiglia: ha da poco conosciuto un produttore parigino che le piace molto e che coinvolgerà nel suo nuovo disco: Mirwais Ahmadzaï in arte Mirwais. Già noto per il suo singolo di successo Disco Science, usato guardacaso dallo stesso Ritchie nella colonna sonora di Snatch, il produttore inizia a lavorare con Mo (il nomignolo con cui gli amici chiamano l’artista).

Il risultato del connubio tra i due è Music, un ritorno alle atmosfere dance che avevano caratterizzato il primo sound di Madonna, attualizzato con il filtro french (Mirwais è attivo dagli anni ’80 con i Taxi Girl, a cui molti gruppi della seconda ondata french touch si sono ispirati) e con spezie 2000 che iniziano a fare uso pesante di vocoder e chitarre acustiche. Music esce dopo un mese dalla nascita di Rocco e spopola; dopo anni, Madonna riesce ad andare al numero 1 della Billboard chart: la sua proposta diventa più solare, senza pensieri rispetto al gotico/meditativo di Ray of Light. La Nostra ha due figli, un amante che vuole stare con lei (si sposeranno a fine anno in un castello scozzese, scatenando la follia dei paparazzi) e il successo in tasca. Può pure prendere in giro gli Stati Uniti e diventare la caricatura di se stessa, indossando abiti country, proponendo così un’altra moda da rivalutare e sfruttare…(pensate a quante persone hanno iniziato a ballare il country proprio in quegli anni). Il suo ritorno viene amplificato dal Drowned World Tour del 2001: Madonna sta sul pezzo, suona bene, e avverte sempre di più il peso del tempo che passa; prova a sfidarlo con suoni sempre più giovani (vedi l’onnipresente American Pie), anche se in qualche punto cede (la troppo cheesy Nobody’s Perfect).

Da qui in poi Madonna incarna in toto la decadenza del pop femminile postmoderno. La sua figura è sempre stata legata alla fisicità, al ballo e allo showbiz. Non può che puntare ancora di più sul fisico, cercare di mantenersi tonica per non perdere smalto. Le concorrenti più agguerrite sono Kylie Minogue e Britney Spears, rispettivamente 10 e 23 anni più giovani di lei.

Il corpo di Madonna è quello di una Barbie che non ha speranza, il suo è il tentativo impossibile di restare sempre giovane. Il decadimento fisico è inevitabile, ma nel mondo di plastica del pop non è consentito. La sua battaglia contro il maschilismo è una sconfitta, ogni giorno di più, perché il calo delle vendite dei suoi dischi è proporzionale all’aumentare dell’età anagrafica. E i fan che si porta dietro dagli anni ’80 hanno altro a cui pensare.

Un suo biglietto per il live si aggira intorno ai 100 euro e i dischi fisici non vendono più come prima. In più, quanti sono i giovani consumatori interessati alla sua proposta? I nuovi accoliti sono poco attratti da una cinquantenne che potrebbe essere la loro madre. Madonna tenta in ogni modo di diventare sempre più giovane, ma non ci può riuscire. Il machismo del music business vince ancora una volta. Solo riconoscendo i propri limiti, si può iniziare a essere se stessi. Madonna è sempre stata un’altra-da-sè (con molte contraddizioni) per stare dentro al sistema. E quindi non può che arrabbiarsi ancora di più, per uscire da questo loop apparentemente senza soluzione. Il compromesso di protesta plastificata verrà proposto nel successivo American Life.

L’album esce nel 2003: in copertina una Madonna battagliera, che fa il verso a Che Guevara. All’interno la produzione di Mirwais, testi che vanno contro l’America, che si prendono in giro, che dicono tutto e il contrario di tutto in pieno stile post-millennial. American Life (il singolo) non piace in genere alla critica: Madonna si mette infatti addirittura a scimmiottare un gelido rap. Il lavoro non convince, soprattutto dopo il crollo delle torri gemelle e l’aria che si respira a New York. In definitiva, l’astro sembra eclissarsi. Per promuovere l’album nel 2003 partecipa agli MTV Music Awards. Durante l’esecuzione del medley “Hollywood/Like a Virgin” con Britney Spears, Christina Aguilera e Missy Elliot, scambia un bacio in bocca con la Spears e la Aguilera.

L’esibizione come al solito fa scandalo e rilancia le quotazioni di Mo, anche se il disco non sale. Qualche critico e fan, dopo la decisione di ritirare dal mercato il video della title track, ritenuto offensivo nei confronti degli Stati Uniti, vede una perdita di coraggio e di mordente nella pasionaria di plastica. Il bacio con la Spears, che nel 1999 aveva venduto ben 27 milioni di copie di Baby One More Time, simboleggia quindi un passaggio di consegne e una resa.

L’anno successivo la Ciccone si imbarca in un tour celebrativo (Re-Invention Tour) che le fa dimenticare la débâcle. Nel 2006 esce dalla Maverick e si stabilizza in Inghilterra, in una casa storica, la Ashcombe House. Il suo buen retiro la distanzia ancor più dai fan, “traditi” da questo suo sfoggio di ricchezza. Madonna non è più la ragazzina che non sa come arrivare a fine mese e che si fa scattare foto dalle riviste porno di New York per pagare l’affitto: ora è una multimiliardaria che beve champagne nella sua casa di campagna, va a caccia e a pesca col marito e manda i figli al Lycée, una scuola francese d’elite a South Kensington. Il 16 agosto 2005, come nelle migliori favole, succede un imprevisto: il giorno del suo quarantasettesimo compleanno Madonna cade da cavallo, si rompe tre costole, la clavicola e un osso della mano.

Get off my street

Dopo neanche un mese è già pronta a rifarsi una vita. Lo shock che segue l’incidente la stimola a cercare nuove esperienze. Il disco successivo sprizza energia da tutti i pori: Confessions On A Dance Floor è il ritorno in pompa magna sulla pista da ballo.

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Madonna, a quasi cinquant’anni, si reinventa nuovamente e propone un mix non-stop di tracce disco, che prendono sonorità e spunti dagli anni ’80 e ’70, ABBA e Moroder in primis. Il decimo lavoro della carriera è prodotto con Stuart Price (già noto con i moniker di Jacques Lu Cont e Les Rythmes Digitales), un produttore inglese che vive in un piccolo appartamento a Maida Vale, West London. Madonna va da lui ogni giorno alle tre del pomeriggio, e insieme i due creano un successo basato su ingredienti noti: l’energia degli esordi di Madonna e l’amore per i sample disco del DJ britannico.

Madonna chiede, con una lettera, il permesso di utilizzare un campione di archi dal singolo Gimme Gimme Gimme (A Man After Midnight) degli ABBA per il singolo Hung Up. Bjorn Ulvaeus e Benny Andersson acconsentono. Can You Feel It dei Jacksons’ viene campionata per Sorry, poi I Feel Love viene usata su Future Lovers (l’unico pezzo prodotto da Mirwais) e Saturday Night Fever omaggiata nel video di Hung Up. Il 15 novembre 2005 Madonna torna al Koko Club a Londra per un mini-tour promozionale del disco, 22 anni dopo la sua prima esibizione proprio nello stesso club. Tanto per vedere come reagisce la folla. Luci strobo, palla a specchi che gira, atmosfera da discotechina Settanta. Retrofilia pura e una punta di imbarazzo e stanchezza nella voce di Madonna. Il ritorno fa comunque tornare il sorriso e riporta la regina su un binario a lei più consono: far ballare la gente. Non che non sia stata capace di far piangere o pensare, ma il comeback sulla pista è una scossa dopo l’incidente e l’atmosfera da funerale del 2001. Tutto praticamente da sola. Mezz’ora per un ritorno sano e tonico. Per una quasi cinquantenne, è un bel traguardo. Il disco piace a tutti, rockers, dancers, DJ e stampa compresa. Madonna rinasce l’ennesima volta dalle sue ceneri.

4 minuti per salvare il mondo

Non contenta del successo di Confessions, la Ciccone decide di fare filantropia (un trend comune ad altri multimiliardari americani, vedi ad esempio le mosse analoghe di Bill Gates) e si impegna con la fondazione Raising Malawi. Nel 2008, dopo svariate proteste per il suo mancato rispetto delle regole dello stato africano, che richiedevano ai futuri genitori almeno un anno di residenza nello stato, Madonna riesce pure a diventare mamma adottiva di David Banda, e in seguito di  Chifundo “Mercy” James.

Ad aprile esce l’undicesimo disco: Hard Candy. Continuando a perseguire la tattica già mostrata con Confessions, Madonna cerca nuovi nomi di produttori e musicisti cui affiliarsi, per modificare ancora una volta la sua palette sonora. I candidati sono questa volta Justin Timberlake, Timbaland, Kanye West, i Neptunes (il duo formato da Pharrell Williams e Chad Hugo) e il produttore Nate “Danja” Hills, che aveva già lavorato con Nelly Furtado, The Game, Björk e Britney Spears fra gli altri. Il disco fa il suo dovere, ma per molti critici il risultato è un po’ forzato. Madonna vuole entrare in un mercato nuovo, fatto di sonorità che non sono le sue. L’r&b l’aveva già utilizzato in Bedtime Stories, ma nel 2008 sono già esplose M.I.A. e le altre ragazze cattive del bhangra-hop. In più si sta muovendo tutto un sottobosco nu-soul che non ha molto a che spartire con l’estetica mainstream della queen of pop.

Il cambio di rotta non è perciò indolore. Hard Candy ha qualche singolo esplosivo (4 minutes, Give It 2 Me), i testi sono sufficientemente sinceri, ma in generale il lavoro si “sottomette” al volere del mercato. Non crea una direzione, per la prima volta segue un sentiero già battuto. Se in Confessions l’aderenza a certi standard diversi dal contemporaneo era sentita e trasformata con garbo, utilizzando l’elettronica in modo originale, qui il suono viene piegato troppo verso la moda r’n’b che Timberlake aveva riportato in auge con FutureSex/LoveSounds nel 2007. Madonna perde credibilità, ma non si dà comunque per vinta. Il tour va bene, il pubblico ama ancora la sua regina. E Madonna da diva retrò anni ’80 si trasforma sempre di più in una sfacciatissima power-mistress post-soul tagliata con suoni techno-acidi. Nel privato, c’è da dire che finisce il rapporto con Ritchie e i due divorziano a dicembre.

I detest all my sins

Alla fine degli anni ’10 la sfacciataggine è sempre più un biglietto da visita vincente nel panorama pop. Lady Gaga pubblica The Fame nel 2008 e il twerking inizia a far sculettare più di una starlette, l’EDM è alla portata di tutti e Skrillex sta salendo di giorno in giorno con i suoi drop. Madonna inizia a vendere una sua linea di vestiti, apre delle palestre e pensa a cosa dire di nuovo. Prima di pubblicare il dodicesimo disco, si esibisce alla fine del primo tempo del Superbowl (la finale del campionato di football americano) del 2012 con LMFAO, Nicki Minaj, M.I.A. e CeeLo Green. Lo show viene visto almeno da 114 milioni di persone e ha un impatto immediato sulle vendite del nuovo album MDNA, che in tre giorni dalla comparsa sull’iTunes Store, raggiunge le 50mila prenotazioni.

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Madonna si ricollega alle giovani leve come aveva fatto circa 10 anni prima con la Spears e la Aguilera. La cerimonia è una doppia investitura: la prima per le ragazze, che prendono il testimone, e la seconda per Madonna, che conserva ancora la corona di regina del pop. MDNA è influenzato dall’EDM e dalla techno-pop (fra i produttori Martin Solveig e Benny Benassi), ma in tutto ciò sembra mosso da uno spirito giovanilista sincero (per quanto la sincerità possa essere parte del gioco del pop). E in uno dei pezzi del disco si scopre la chiave per leggere quest’ultima parte della carriera di Madonna: I Don’t Give A con il feat. della Minaj. Madonna è super-individualista, super-americana e non le importa nulla di quello che dice la gente. Va avanti per la sua strada, fa il suo mestiere, i fan ballano, comprano i dischi. Non le importa di avere cinquant’anni, e anche se qualcuno (forse troppi) l’accusa di essere ridicola, lei risponde così: “I tried to be a good girl / I tried to be your wife / Diminished myself / And I swallowed my light / I tried to become all / That you expect of me / And if it was a failure / I don’t give a”. Cavalcate in crescendo (Love Spent), ammiccamenti barocchi Ottanta (Superstar), ancora qualche rimando a dio e alle preghiere (Girl Gone Wild), finti tunnel oscuro-pulp (Gang Bang) e Madonna è (ancora) tutta qui: energia, falso, vero, ambivalenza ed estasi (ovvio il riferimento all’MDMA nel titolo).

Unapologetic Bitch

Dopo il tour, che sbanca e da cui viene tratto l’ennesimo disco dal vivo (il quarto per la precisione), nel 2013 Madonna produce un film con il fotografo Steven Klein: secretprojectrevolution. Il cortometraggio lancia l’iniziativa Art For Freedom a supporto della libertà d’espressione: l’ennesimo statement “contro” da dentro il sistema. Nei mesi successivi si dedica ad attività di beneficenza, sia per la fondazione Raising Malawi, che per la bancarotta in cui è incorsa Detroit, la sua città natale, e per chiudere le attività collaterali inizia a produrre pure una linea di prodotti per la pelle (MDNA Skin, nel 2018 presentata insieme alla linea KKW di Kim Kardashian). Nel mentre, è già in preparazione il tredicesimo album da studio, Rebel Heart, anticipato da post su Instagram e vari trucchi di marketing che fanno venire l’acquolina in bocca ai fan. L’uscita definitiva – il 6 marzo 2015 – viene anticipata a causa di un leak di tredici demo, comparsi in rete già a fine 2014. Madonna definirà l’operazione un vero e proprio “stupro artistico” e “una forma di terrorismo”, tanto che sarà costretta ad attivare il pre-order già il venti dicembre, rendendo disponibili sei brani in download immediato (la data di pubblicazione del primo singolo era stata pensata originariamente come il giorno di San Valentino del 2015).

Il lavoro riporta Madonna – come abbiamo evidenziato in sede di recensione –  su «un mood che rinfresca le esperienze degli ultimi due fallimenti (MDNA e Hard Candy). Il lifting delle passate esperienze, catastrofiche a causa di un’inutile spocchia giovanilistica […] si rinsalda su un avveduto rimescolamento degli ingredienti su cui Madonna può contare, a prescindere da chi la accompagna in studio: voce suadente, erotismo e strafottenza che da sempre l’hanno accompagnata in vetta alle classifiche». Per svecchiare il suono si avvale dei migliori produttori della pop-dance internazionale (Avicii, Diplo e Kanye West tra gli altri) e di alcuni featuring (il pugile Mike Tyson, Nicki Minaj, Nas e Chance the Rapper) che rimescolano ancora una volta le carte, preludendo a una decadenza già intuibile dalle prove precedenti: è infatti il primo disco da Ray Of Light che non riuscire a guadagnarsi la prima posizione nella classifica Billboard 200 (anche se in Italia arriva comunque in vetta). L’album è stato coadiuvato anche dai gusti e dallo scouting di nuove sonorità ad opera dei figli Lourdes e Rocco, più in sintonia con la trap e la house EDM, basilari per la composizione del prodotto finale.

Come al solito all’album segue un tour milionario: lo show, conclusosi nel marzo 2016, incassa complessivamente la cifra monstre di circa 170 milioni di dollari e totalizza più di un milione di biglietti venduti. Il 2016 per Madonna è un anno abbastanza movimentato: deve vedersela con beghe legali per la custodia di Rocco, sostiene apertamente la campagna di Hillary Clinton e adotta due gemelle del Malawi, aumentando la figliolanza a sei unità. La Ciccone figura quindi ancora una volta come una madre / donna imprenditrice che non smette mai di stupire, sempre attiva su più fronti e ossessionata dal lavoro, in pieno lifestyle americano.

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I’m Loca

Allo scopo di seguire l’educazione del figlio David Banda, iscritto all’accademia calcistica del Benfica a Sintra in Portogallo, Madonna nell’estate del 2017 decide di trasferirsi a Lisbona. Seguendo le orme di altri VIP, che in quegli anni hanno reso il Portogallo una meta di moda (Monica Bellucci, Eric Cantona, John Malkovich, Christian Louboutin), nella capitale lusitana si innamora del fado e delle contaminazioni con altre musiche, iniziando a pensare al nuovo disco, successivo alla pubblicazione dell’ennesimo live dal tour dell’anno precedente (uscito nel settembre 2017) e alla ristampa commemorativa del trentennale di Like A Prayer il 21 marzo 2019. Il titolo del nuovo lavoro è Madame X, personaggio fittizio descritto nel comunicato stampa come un agente segreto che viaggia per il mondo cambiando identità e combattendo per la libertà, portando la luce nei luoghi bui, un mirabolante mutaforme («una ballerina, una professoressa. Un capo di Stato. Una signora delle pulizie. Una cavallerizza. Una prigioniera. Una studentessa. Una madre. Una figlia. Una maestra. Una suora. Una santa. Una prostituta. Una spia nella casa dell’amore») che prende ispirazione dai suoi anni giovanili. A 19 anni, ricorda la press, la Ciccone si presentava alle lezioni di Martha Graham cambiando continuamente look lasciando ogni volta la maestra di danza a bocca aperta. La sostanza però è ben un’altra: l’album non convince e men che meno lascia il segno, se non in negativo: in particolare durante l‘esibizione a Tel Aviv in occasione dell’Eurovision Song Contest, che ne ha preceduto la pubblicazione.

Accompagnata da un corpo di ballo e da Quavo, la Ciccone esegue, non senza stecche, una versione riarrangiata del classico Like A Prayer e il nuovo singolo, Future, che contiene appunto il feat. del sopracitato componente dei Migos. La sua esibizione israeliana prevede inoltre che due danzatori indossino rispettivamente le bandiere di Israele e Palestina (con tanto di vicendevole abbraccio finale). La scelta trova l’inevitabile coro di critiche e tra le dure prese di posizione c’è quella di Bobby Gillespie che l’apostrofa senza mezzi termini (“total prostitute”) allargando l’invettiva alla sua attitudine in generale («farebbe di tutto per il denaro»). Sulla questione palestinese, il frontman dei Primal Scream ribadisce ciò che a quel punto hanno già affermato innumerevoli volte Brian Eno e Roger Waters: suonare in quel Paese significa legittimare un ingiusto regime e normalizzare la condizione in cui versa il popolo palestinese.

Venendo al disco: Madame X si avvale del reggaeton per intercettare le generazioni più giovani (nella discreta Bitch I’m Loca con Maluma), passando per la dance (il tocco di Mirwais in I Don’t Search I Find, il brano più significativo) e il reggae (il sopracitato Future, brano che più verrà ricordato del disco) in tre episodi niente male che non reggono però il peso di tanti altri affatto riusciti in cui l’influenza portoghese annega nei peggiori luoghi comuni lusitani (Faz Gostoso), o in ballad stanche (Crazy), oppure in poppettini vocoderati in cassa dritta pronti per il remix (Come Alive). Non va meglio con l’utilizzo della musica orchestrale, un pout-pourri che mescola coro operistico, chitarre in levare e ricordi à la Around The World. Il pezzo s’intitola: God Control. Titolo che è tutto un programma già di per sé.

Ma è nel patchwork kitsch-world-music da cameretta Extreme Occident che emerge il significato della proposta di Madonna negli anni ’10. Nel brano, dopo alcune dichiarazioni pseudofilosofiche, arriva una strofa che più emblematica non si potrebbe: «I’ve got the right to choose my own life». Come a dire, non rompetemi con analisi o pippe mentali. Sono ormai nella condizione di poter fare quello che voglio.

Va da sé che il disco non ottenga il successo sperato: debutta in vetta alla Billboard 200 durante la prima settimana per poi precipitare rovinosamente nelle successive: 86.000 copie vendute negli Usa nei primi 7 giorni, di cui oltre la metà in pre-order, ma solo 4.000 nella seconda settimana, ovvero il 95% in meno, secondo dati di BuzzAngle riportati dal New York Post. Secondo Forbes, il crollo di Madame X dalla prima alla 76esima posizione in una sola settimana in Billboard 200 è da record, «è il quarto più grande di sempre e decisamente il più grande del 2019».

Dopo le pessime performance di vendita del disco, Madonna decide di lasciare il Portogallo e tornarsene probabilmente in patria. Nel frattempo parte per il nuovo tour ma non senza problemi. Ad ottobre è costretta a riposo per qualche giorno a causa di un infortunio al ginocchio. Forse per la prima volta nella sua carriera è costretta ad ammette (seppur in terza persona) «sono un essere umano fatto di carne e sangue».

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