• Mag
    24
    2019

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OUS

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Esordio discografico sulla svizzera OUS (che ultimamente abbiamo imparato a conoscere meglio), per un progetto di cui la musica è in realtà soltanto una parte: formato da due musicisti (Gabriele Ottino e Davide Tomat, già assieme negli ottimi Niagara), un media-artist (Stefano Maccarelli) e un visionario ingegnere (Marco Casolati, ideatore e sviluppatore del guanto midi che è alla base stessa dell’esperienza SPIME.IM), il collettivo torinese ha infatti sviluppato una personalissima e caleidoscopica realtà virtuale, progettata per ambiziosi spettacoli a/v in cui immergere lo spettatore e renderlo parte attiva. La performance, intitolata appunto Exaland, è stata messa in scena anche nella città natale dei quattro componenti, ma in attesa di poterla apprezzare anche altrove, esce il disco eponimo: una visita guidata in uno spazio narrativo dove si susseguono paesaggi psichedelici, colori sintetici, oggetti in mutazione e forme di vita instabili, spiega il comunicato stampa, riuscendo a cogliere nel segno.

La mezzora scarsa dell’album muove dalle riflessioni di Bruce Sterling e s’inserisce perfettamente (e autorevolmente) nel panorama internazionale delle musiche HD: tra furiose grandinate di noise digitale (Exaland XII) e libere cascate di beat taglienti (Exaland V), ambient frammentato (Exaland XI) e ritmi che sembrano quasi il battere del cuore di qualche creatura aliena (Exaland II), emergono poi spunti concettuali (sulla caducità dell’uomo, sulla sua identità e sulla sua indelebile impronta nel mondo) che non lasciano indifferenti e confermano la grandiosità, la completezza e la complessità di un’opera (che poi sarebbe pure incompleta senza visuals).

24 Maggio 2019
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