• Set
    06
    2019

Album

Speedy Wunderground

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Torniamo a parlare del momento magico della Speedy Wunderground di Dan Carey, cult label inglese (nonché studio e non-luogo culturale) attiva da più di un lustro che nell’ultimo anno ha raggiunto una nuova visibilità per aver ospitato, pubblicato e supportato i nomi di spicco dell’attuale scena (art) post-punk londinese, in particolare black midi (il 7″ bmbmbm), Black Country, New Road (il 7″ di Athen’s, France) e Squid (il 7″ di The Dial). Mentre i black midi sono ormai lanciatissimi (il loro Schlagenheim è probabilmente il debutto più chiacchierato degli ultimi mesi) e i Black Country, New Road sembrano generare giorno dopo giorno sempre più hype con soli due singoli, gli Squid raccolgono i frutti di dodici mesi scanditi da quattro tracce (una più convincente dell’altra: la già citata The Dial, il manifesto Houseplants, The Cleaner e Match Bet) con l’EP intitolato Town Centre, che tra le altre cose è la prima pubblicazione della Speedy Wunderground a non essere un 7″.

I londinesi (si formano a Brighton ma attualmente sono stanziati nella capitale inglese) guidati da Ollie Judge (che è il batterista ma anche voce principale della band) esordiscono nel 2016 con Perfect Teeth, brano di oscuro post-punk sospeso tra Interpol e National, per poi pubblicare l’anno successivo il tre tracce Lino EP nel quale iniziano ad emergere alcune preferenze nei confronti dei ritmi motorik (Liquid Light). L’evoluzione del sound è decisamente rapida, tanto che oggi i punti in comune con le primissime release sono pressoché nulli: gli Squid del 2019 sono infatti frizzanti, dinamici e groovey e l’accoppiata The Cleaner / Match Bet è qui a dimostrarlo. La prima, nei suoi sette minuti e mezzo (quattro nella versione edit), macina linee di basso pulsanti e frammentate, drumming dritto e synths tardo 70s ricordando il taglio ironico di wave-bands come Talking Heads, Devo e B-52’s. La seconda invece è più coincisa e ruota attorno tanto ad una – irresistibile – strofa che suona come se i Minutemen/Firehose fossero nati in Inghilterra e – parallelamente – fossero stati pubblicati dalla DFA Records, quanto ad una affascinante coda kraut con la tromba a fare da collante.

Nelle restanti due tracce che compongono Town Centre, Judge e compagni dimostrano di non essere “solamente” una band art-post-disco-punk dai testi surreali, strambi e pungenti, ma di saper maneggiare con ottimi risultati anche materie più astratte ed atmosferiche: Rodeo mostra un lato inedito caratterizzato da ritmi più riflessivi, impregnati di una tensione resa vivida da archi e fiati di stampo noir-jazz. Sospesi tra memorie Velvet Undeground e alcune situazioni care ai label-mates Black Country New Road, i sei minuti scorrono inesorabili lambendo in più occasioni il cinematic (e non perché cita James Dean e Taxi Driver). Altrettanto adatta ad accompagnare un noir-thriller d’altri tempi l’iniziale Savage, brano strumentale di cinque minuti dai contorni impro.

Nonostante i margini di miglioramento, già oggi gli Squid sono una delle novità più interessanti di quell’Albione che lentamente sta tornando ad essere il punto di riferimento della guitar music meno stereotipata.

9 Settembre 2019
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