Recensioni

Torniamo a parlare del momento magico della Speedy Wunderground di Dan Carey, cult label inglese (nonché studio e non-luogo culturale) attiva da più di un lustro che nell’ultimo anno ha raggiunto una nuova visibilità per aver ospitato, pubblicato e supportato i nomi di spicco dell’attuale scena (art) post-punk londinese, in particolare black midi (il 7″ bmbmbm), Black Country, New Road (il 7″ di Athen’s, France) e Squid (il 7″ di The Dial). Mentre i black midi sono ormai lanciatissimi (il loro Schlagenheim è probabilmente il debutto più chiacchierato degli ultimi mesi) e i Black Country, New Road sembrano generare giorno dopo giorno sempre più hype con soli due singoli, gli Squid raccolgono i frutti di dodici mesi scanditi da quattro tracce (una più convincente dell’altra: la già citata The Dial, il manifesto Houseplants, The Cleaner e Match Bet) con l’EP intitolato Town Centre, che tra le altre cose è la prima pubblicazione della Speedy Wunderground a non essere un 7″.
I londinesi (si formano a Brighton ma attualmente sono stanziati nella capitale inglese) guidati da Ollie Judge (che è il batterista ma anche voce principale della band) esordiscono nel 2016 con Perfect Teeth, brano di oscuro post-punk sospeso tra Interpol e National, per poi pubblicare l’anno successivo il tre tracce Lino EP nel quale iniziano ad emergere alcune preferenze nei confronti dei ritmi motorik (Liquid Light). L’evoluzione del sound è decisamente rapida, tanto che oggi i punti in comune con le primissime release sono pressoché nulli: gli Squid del 2019 sono infatti frizzanti, dinamici e groovey e l’accoppiata The Cleaner / Match Bet è qui a dimostrarlo. La prima, nei suoi sette minuti e mezzo (quattro nella versione edit), macina linee di basso pulsanti e frammentate, drumming dritto e synths tardo 70s ricordando il taglio ironico di wave-bands come Talking Heads, Devo e B-52’s. La seconda invece è più coincisa e ruota attorno tanto ad una – irresistibile – strofa che suona come se i Minutemen/Firehose fossero nati in Inghilterra e – parallelamente – fossero stati pubblicati dalla DFA Records, quanto ad una affascinante coda kraut con la tromba a fare da collante.
Nelle restanti due tracce che compongono Town Centre, Judge e compagni dimostrano di non essere “solamente” una band art-post-disco-punk dai testi surreali, strambi e pungenti, ma di saper maneggiare con ottimi risultati anche materie più astratte ed atmosferiche: Rodeo mostra un lato inedito caratterizzato da ritmi più riflessivi, impregnati di una tensione resa vivida da archi e fiati di stampo noir-jazz. Sospesi tra memorie Velvet Undeground e alcune situazioni care ai label-mates Black Country New Road, i sei minuti scorrono inesorabili lambendo in più occasioni il cinematic (e non perché cita James Dean e Taxi Driver). Altrettanto adatta ad accompagnare un noir-thriller d’altri tempi l’iniziale Savage, brano strumentale di cinque minuti dai contorni impro.
Nonostante i margini di miglioramento, già oggi gli Squid sono una delle novità più interessanti di quell’Albione che lentamente sta tornando ad essere il punto di riferimento della guitar music meno stereotipata.
Amazon
