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L’esordio di Stromboli, progetto drone ambient (ma con leggere e, paradossalmente, “delicate” venature “harsh”) di Nico Pasquini, già Buzz Aldrin, è uno di quei dischi che piaceranno subito ad un certo tipo di pubblico. Stromboli esce su cassetta (giallo ocra) a tiratura limitata a sole cento copie, per la nuova etichetta Bolognese Maple Death, ma ha già attirato l’attenzione di un critico attento e “à la page” come Simon Reynolds. L’EP è realizzato con un four-track tape, una chitarra lap steel e un vecchio organo analogico. Masterizzato da Brian Pyle degli Ensemble Economique, il lavoro conta di sei tracce che si affacciano in un orizzonte musicale forse già troppo saturo di queste proposte “drone-ambient”. Stromboli, però, può ritagliarsi il suo spazio di nicchia tra un pubblico d’appassionati di queste sonorità con un brano abbastanza convincente come Waving, con il suo montare lento, con i suoi suoni leggermente tellurici su cui tessere le proprie sonorità psichedeliche “vintage”, un po’ cupe ma non troppo. Low Radiation gioca la carta di un impatto forse più leggero, mentre con Canyons si cerca un maggior coinvolgimento, una più marcata fisicità noiseggiante che dia un po’ una scossa all’ascoltatore.
Nulla di nuovo all’orizzonte, per chi segue da anni certi ambiti; certo è che, a differenza del vulcano dell’isola siciliana da cui il progetto prende il nome, la musica di Stromboli non erutta mai: come molti lavori di questo tipo, si compiace di girare attorno a certe dinamiche onaniste, certe volte suscitando sussulti d’interesse con il giusto sound. Stromboli pesca in cose un po’ kraut (Cluster) e un po’ (forse troppo) post-rock alla Labradford. In ogni caso, per l’umore complessivo del lavoro fa fede il titolo dell’ultimo brano: No Agitation. A questo punto, vista la frequenza con cui spuntano certi progetti, forse c’è la conferma che un certo genere in questo momento stia attirando l’attenzione anche di un pubblico che, probabilmente, anni fa avrebbe ascolto altre cose e che, forse, tra un po’ di tempo, si stancherà anche solo di sentir nominare la parola “drone”. In ogni caso, vedremo come si evolveranno le cose, se il progetto avrà un suo sviluppo futuro e per quali strade. Il mestiere evidentemente c’è, ma il lavoro rimane un po’ prigioniero dei cliché del genere.
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