Recensioni

Forse non saranno particolarmente innovativi, i Sunday Morning, ma certo sono una band dal suono solido e quadrato: tre o quattro cose, ma fatte bene, e con il piglio di chi sa dove stia il nord del songwriting. Let It Burn è il successore di quell’Instant Lovers che elogiammo già nel 2015, e replica in toto le buone cose ascoltate a suo tempo: un bel sound di chitarre elettriche calde e mood valvolare, ottime melodie, un quattro quarti declinato alla bisogna in ballad da Tennessee profondo (Everything’s Wrong) o in morbidezze brit pacatamente psichedeliche (The Loneliest Boy On Earth), e un ventaglio di riferimenti che va dai Big Star a una West Coast americana rassicurante, con il buon Neil Young (Creatures) a benedire gli sforzi per il pane. In scaletta ci scappano pure certi Allman Brothers da educande con l’ottimo Carry Me Home, un reggae con la schiena dritta come Plans e le sciccherie acustiche à la Tom Brosseau di I See The Sun (But It Doesn’t Shine For Me), per un disco il cui valore aggiunto è anche il timbro vocale ruvido e a suo modo “soul” di Andrea Cola.
Divertirsi con Let It Burn è facile e costa poco, un po’ come bere un bicchier d’acqua fresca ad agosto. E se è vero che qui manca il singolo da tramandare ai posteri (in Instant Lovers era l’ottima Johnny, non a caso tuttora posta a fine scaletta durante i concerti), è vero anche che l’album conferma la caratura di una formazione con i piedi ben piantati per terra e il cervello funzionante.
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