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Baldini & Castoldi

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A giudicare dal rapporto tra il quantitativo di pagine (661, bibliografia inclusa) e il sottotitolo (“storia segreta della musica italiana”), giunti alla fine della lettura di questo mammut scritto da Valerio Mattioli, di segreto nella musica italiana resterà ben poco. Questo perché, battute a parte, Mattioli – penna nota e tra le più curiose dell’asfittico panorama del giornalismo musicale italico (e non solo strettamente musicale), nonché musicista negli Heroin In Tahiti – squarcia il velo dell’oblio su un periodo di grossa rilevanza negli sviluppi non esclusivamente musicali dell’Italia del boom economico, indagando in un flusso temporale continuo che dal 1964 («[…] l’anno in cui esordiscono i primi gruppi beat e Morricone pubblica la colonna sonora di Per un pugno di dollari») arriva fino al 1976 (l’anno dell’ultimo Parco Lambro, «un evento talmente traumatico da sancire un prima e un dopo per quello che fino a quel momento era conosciuto semplicemente come “il Movimento”»), ripercorrendo musiche e avvenimenti, movimenti e dinamiche trasversali, influenze e situazioni che hanno portato l’imberbe penisola (almeno per ciò che riguarda le cose “rock”) a crescere internamente, e a costruirsi, all’estero, una reputazione.

Gli Area, il Morricone compositore e quello “cinematografico”, la da poco riscoperta library music, il Piper e tutti i suoi epigoni più o meno fortunati, la Cramps, Scelsi, i Goblin, Battiato, Musica Elettronica Viva, la Nuova Compagnia di Canto Popolare e tutta la riscoperta folk, ma anche Mario Schifano, Gianni Sassi, Alan Bishop e Mike Patton, la rivisitazione dell’epopea western in salsa spaghetti, Tarantino, il Fluxus, la Dolce Vita, l’etnomusicologia di Lomax e Carpitella, per citare solo alcuni dei protagonisti di Superonda. Sì perché questi nomi sono “realisticamente” una infinitesimale parte di ciò che Mattioli è riuscito a condensare – si fa per dire, visto che iniziavamo questa recensione sottolineando proprio lo spessore “fisico” del volume – in Superonda: un percorso, un viaggio fatto seguendo un flusso più cronologico e diacronico possibile, ma nel quale ci si perde di volta in volta seguendo i numerosi rivoli che una indagine ad ampio spettro come la qui presente può giustamente prendere in esame. Ecco così che Superonda si trasforma in una specie di risalita fluviale alla Conrad nel cuore nero, nascosto, obliato delle musiche più coraggiose, ingenue, entusiaste, curiose e, volenti o nolenti, germinatrici che l’Italia abbia mai prodotto, e i cui frutti sono rintracciabili anche e soprattutto oggigiorno. Svolta poi con una tale sicurezza di penna, con un piglio “amicale” che non perde l’obbiettivo della scrittura forbita ma non è mai saccente o freddamente saggistico. Ecco, Superonda è il racconto fatto da chi non c’era (per pure questioni anagrafiche) per un pubblico sia di specialisti che di neofiti, coi primi solleticati con chicche di prim’ordine e i secondi accompagnati per mano in uno dei “segreti” meglio conservati d’Italia. Fino a oggi.

29 luglio 2016
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