• Giu
    09
    2017

Album
SZA

Top Dawg Entertainment

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Sebbene abbia appena pubblicato il suo album d’esordio, SZA non è certo una novellina. La cantante statunitense, dopo l’uscita del suo primo mixtape, si era già fatta notare dalla Top Dawg Entertainment, etichetta che tra le sue fila vanta il nome di Kendrick Lamar. Ecco allora che SZA furba furba se lo è portato dietro in Ctrl per un featuring. A un primo approccio, e anche con un pizzico di sana spocchia, può venire un po’ il dubbio che questo possa essere il classico prodotto confezionato, ripulito e spolverato ad hoc per cavalcare l’onda degli ultimi trend musicali.

Già da tempo oltreoceano (e più recentemente da noi) è evidente che l’r&b, in tutte le sue sfaccettature e rivisitazioni, da quelle più pop a quelle più sofisticate, sta vivendo una seconda giovinezza. Da ambienti più underground ha raggiunto via via una risonanza sempre più elevata: non a caso lo scorso anno le classifiche musicali erano tempestate di cantanti ambasciatrici di questa nuova tendenza (tra tutte, le sorelle Knowles). SZA si inserisce esattamente in questo filone e Ctrl sembra avere tutte le carte in regola per fare bene se non benissimo: la copertina accattivante (dove la cantante troneggia con un’immagine a metà tra la sensualità della sua chioma da leonessa e l’ingenuità di uno sguardo giovane e poco navigato), i featuring giusti, sonorità modaiole ma ricercate per solleticare le orecchie dei radical-chic, l’introspezione e l’immancabile patina pop che rende il disco accessibile anche a chi non macina abitualmente un certo tipo di ascolti. All’interno, nella sua generale impostazione alt-r&b e neo soul, Ctrl contiene anche scelte musicali più eterogenee: in apertura troviamo la morbidissima Supermodel costruita su un leggero riff di chitarra, cui segue la ballad romantica con Travis Scott (Love Galore) e l’hip-hop più ortodosso della già citata collaborazione con Kendrick Lamar (Doves In The Wind)Drew Barrymore è poi sicuramente il pezzo più pop. La giovinezza di SZA traspare invece dalle tematiche più frequentemente bazzicate; la narrazione del disco infatti si costruisce principalmente su delusioni sentimentali che non vengono però affrontate con la solita e prevedibile dose di melensa autocommiserazione, ma con un atteggiamento fresco e distaccato il giusto. Gli incontri sbagliati e le rotture diventano quasi il mezzo per sottolineare ed estremizzare la libertà delle proprie scelte relazionali e sessuali, trasformandosi in una sorta di viatico per un’autoaffermazione personale.

Ctrl è senza ombra di dubbio un lavoro rotondo e apprezzabile; probabilmente quello che gli manca perché possa compiere definitivamente il proverbiale salto – entrando direttamente nell’Olimpo dei BIG del suo trend – è un passo più audace oltre la linea di confine di una comfort zone dettata dai canoni del genere a cui fa riferimento. Resta inconfutabile che con il suo primo album la giovane cantante statunitense abbia piantato il seme per un percorso potenzialmente molto florido, e si sia immediatamente imposta come uno dei nomi del giro da tenere monitorato con (ora) giustificate aspettative.

29 Giugno 2017
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