Recensioni

L’attacco di A Bit About Ghosts – i violoncelli che diventano drones, un ritmo crescente fatto di singulti e percussioni “materiche”, l’irruzione cullante degli archi – mette subito sull’avviso: i toni di questo nuovo disco di Teardo sono cupi, a tratti lividi, non minacciosi ma di sicuro non rassicuranti, meditabondi come possono essere certi pensieri notturni, introspettivi e dolorosi com’è giusto che sia quando ci si ritrova a trafficare con una materia densa e misteriosa com’è quella “ritratta” in questo disco.
Grief Is The Thing With Feathers è figlio di concatenazioni particolari: reitera la collaborazione di Teardo col drammaturgo irlandese Enda Walsh dopo Ballyturk e Arlington e parte originariamente dall’omonimo romanzo di Max Porter, tradotto in italiano col titolo di Il Dolore è Una Cosa Con Le Piume, che l’irlandese ha poi messo in scena con la partecipazione del Cillian Murphy di “Peaky Blinders” (ritratto nella copertina del disco) e le musiche di Teardo, ma che i due, Teardo e Walsh, stavano leggendo praticamente in contemporanea e l’uno all’oscuro dell’altro. Di quel libro fiabesco, surreale, doloroso e “terapeutico” che mette in scena una storia tanto immaginifica quanto struggente e surrealmente triste, Teardo – col supporto di Laura Bisceglia e Giovanna Famulari al violoncello, Ambra Chiara Michelangeli alla viola e violino, Vanessa Cremaschi ed Elena De Stabile ai violini, Susanna Buffa alle voci, Elena Somarè come solista di fischio melodico, Gabriele Coen ai clarinetti e Joe Lally al basso – restituisce le vertigini umorali del libro e, immaginiamo, della messa in scena di Walsh, con quello che ormai è un trademark del compositore italiano, ovvero l’incontro tra elettronica e neoclassicismo, dimensione visiva e lavoro certosino sul dettaglio.
E chi meglio di Porter, uno che le parole sa veramente come usarle (recuperate il libro pubblicato da Guanda, se non lo avete già letto), può descrivere le musiche di Grief Is The Thing With Feathers? Allora lasciamo la chiosa allo scrittore e fidiamoci di lui quando ci dice che «suona come la perdita di un genitore. Suona come giocare con mio fratello. Suona come quando ascoltavamo le conversazioni degli adulti. Suona come crescere, fare errori, scrivere delle cose e farle saltare in aria, fare degli sbagli, riprovare ed innamorarsi […] Suona come il graffio della mia penna sulla carta. Come il ticchettio dell’osso sul legno, come un corvo immaginario che cammina e attraversa un palcoscenico. Come un uccello. Suona come dei bambini che parlano nel sonno […] Ma la musica di Teho non suona come tutte queste cose, la sua musica è tutte quelle cose».
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