• Giu
    02
    2014

Album

Moshi Moshi

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Non si sa quanti piangano o piangeranno per i Pete & The Pirates (la questione dello split è ancora irrisolta), indie rock band che negli anni delle indie rock band spopolava con un sound tutto tagliente, un po’ più sbilenco e art del classico rock, ma decisamente canonico. Quello che però avevamo notato fin dall’ultimo disco della band, era che i Nostri ribollivano di cambiamenti, che la sola Mr Understanding non poteva bastare a cucirgli addosso il vestito che andavano cercando e che possedevano un’ironia potenzialmente sfruttabile, nella sua versatilità, in decine di sound più gratificanti.

La strada da seguire dunque era quella di azzerare tutto e magari cambiare anche il nome. E magari prendersi il valigione delle esperienze, quello delle aspettative e indossare quei caschetti da DEVO che in un’altra vita si sarebbero potuti chiamare Teleman. A dar loro una grossa mano ha pensato un altro maestro delle produzioni, quel Bernard Butler che nei Suede e in decine di registrazioni ha contribuito a definire un certo tipo di suono recente. Absolutely British. La novità più evidente nell’album d’esordio del nuovo progetto, Breakfast, è che il genere si è trasformato in synth pop, come degli Hot Chip lontani dal dancefloor, come degli XX più smielati, come i Pink Floyd di Barrett alle prese con la cameretta di Emily.

Forti dell’appoggio, oltre che di Butler (che fa un lavoro encomiabile sui suoni), anche di gente come Franz Ferdinand (con cui condividono il piglio cazzone) e Maximo Park (con cui hanno condiviso il palco), i Teleman stanno già battezzando le emittenti radiofoniche inglesi. E se lo meritano. Perché il songwriting minimale paga nelle ninnananne romantiche come Cristina o Redhead Saturday, nelle orchestrine di giocattoli vintage di In Your Fur e Travel Song, o quando la band fa la voce grossa di synth in Steam Train Girl o Monday Morning o regala piccoli instant classic come 23 Floors Up e Skeleton Dance.

Sebbene neanche questo sia più il tempo del synth pop minimale, dei ricami elettronici al piccolo trotto, del lo-fi da cameretta, Breakfast è – come consiglia lo stesso titolo – un piccolo gioiello che si lascia ascoltare con occhi stropicciati e dita scricchiolanti, magari accanto al giornale del mattino, col sole sulla fronte e una tazza di caffè bollente a portata di mano.

2 Giugno 2014
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