Recensioni

La DeLorean è un oggetto da usare con attenzione. Tornare nel passato può essere una buona idea, come può esserlo stimolare la vena creativa e rivivere atmosfere che possiamo sentire più vicine a noi rispetto a quelle dell’era digitalizzata nella quale viviamo. Bisogna avere sempre contezza del viaggio: se tornare indietro nel tempo vuol dire rivivere semplicemente un certo periodo che non abbiamo mai vissuto in prima persona, allora ci troviamo di fronte ad un mero vezzo retromaniaco. Quando, invece, rimescoliamo le carte in tavola e arricchiamo la nostra identità con vecchie/nuove modalità espressive, le cose potrebbero farsi interessanti.
I Tennis stanno proprio a metà di queste due possibilità, e Yours Conditionally è un’abile operazione vintage che raccoglie, a mo’ di compendio, un po’ tutti i generi più in voga nei 60’s e 70’s, con una spruzzata di sound “contemporaneo” (cioè un’elettronica minimale che non fa storcere il naso). C’è tutto: gli Abba di In The Morning I’ll Be Better, la Motown di My Emotions Are Blinding (con un giro di accordi e melodia che ricorda Sì, Viaggiare del nostro caro Battisti), la vena rétro di Angel Olsen in Fields Of Blue e tanto altro ancora. Matrimony è il brano che più di tutti fa capire l’equilibrio che il duo (coppia nella vita) ha cercato di donare a questo quarto disco della carriera: un’arrangiamento spiccatamente vintage con una ritmica elettronica bella saturata per sviare un po’ le possibili accuse di faciloneria.
Il problema di Yours Conditionally, che probabilmente senza Barbra Streisand e Burt Bacharach (Please Don’t Ruin This For Me) non sarebbe mai esistito, è che i brani funzionano. Il pop e soprattutto le melodie agrodolci in stile ultimi Strokes (10 Minutes In 10 Years) fanno quel che devono, e questo non è altro che un complimento velato. A bassa voce e con buona pace di Simon Reynolds, c’è chi è più furbo di altri e pubblica un album rétro, con poca personalità, eppure capace di meritarsi (almeno) un secondo ascolto. Peccato per quella Modern Woman dal ritornello stra-ascoltato ma pur sempre orecchiabile e quel tentativo olseniano di interpretare la strofa.
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