• Set
    03
    2013

Album

Polydor

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Hanno iniziato a suonare più di dieci anni fa (era il 2002, almeno così dicono) e hanno cambiato il nome quattro o cinque volte prima di arrivare al marchio definitivo (The 1975); ciò nonostante la band di Matthew Healy rimane ancora una creatura dai confini indefinibili, per quanto patinati. Infatti, nei quattro EP di presentazione – specialmente nel Sex EP – hanno manipolato influenze musicali apparentemente inconciliabili senza dare troppe indicazioni sulla strada che avrebbero percorso: tanta carne al fuoco e brani caratterizzati da coordinate stilistiche distanti tra loro. Così, tra passaggi post-r&b alcuni fraseggi non troppo lontani da certe cose “emo”-pop anni zero, l’unico leitmotiv facilmente delineabile è l’ottimo fiuto per la hit orecchiabile.

Nonostante siano maggiormente confinabili in un generico “pop-rock”, i due EP del 2013 – Music for Cars uscito a marzo (contenente il fortunato singolo pop-funk Chocolate) e IV pubblicato a fine maggio nell’attesa dell’omonimo album di debutto – non hanno permesso di inquadrare la loro proposta in un contesto ben preciso.

Quello dei The 1975 è uno di quei dischi d’esordio sui quali non è difficile prevedere grandi riscontri di massa già dagli EP che lo hanno preceduto (esemplari gli Imagine Dragons in questo senso). La certificazione, se non altro, è attestata dalla congiunzione dei seguenti fattori: un’immagine telegenica, una certa personalità e soprattutto canzoni ipoteticamente capaci di conquistare le radio al di qua e anche al di là dell’oceano.

Canzoni addirittura ripresentate in una nuova veste per poter risultare ancora più appetibili al grande pubblico, come nel caso del Bloc Party meets Jimmy Eat World di Sex, qui presente in una tinta più epica e meno istintiva. I mancuniani però sanno che oggigiorno è importante mostrare anche un lato artsy per tenersi buono il pubblico meno generalista,  pertanto sfoggiano ritmiche atipiche in Talk! e tra un colpo ben mirato alla retromania ’80s (dopotutto sono fan di John Hughes) del synthbass pulsante dell’incolore Heart Out e uno al nu r&b elettro-driven della tutto sommato inconcludente M.O.N.E.Y., riescono anche ad infilare un evocativo passaggio piano-voce (Is There Somebody Who Can Watch You) e la ballata – anch’essa un po’ forzata – Robbers.

Ma non sono questi i frangenti in cui la band sembra poter fare la differenza: i quattro convincono maggiormente quando si tuffano nel loro trademark sound – e The 1975 ha il merito di farlo finalmente emergere – composto da un mix di Talking Heads, il Peter Gabriel di US e un’intera compilation One Shot ’80 compressa in tre minuti. Le peculiarità sono rintracciabili in un groove di stampo funk (basso protagonista e quella chitarra a metà strada tra il concetto di “chitarre che suonano come insetti” dei Foals e spensierato summer pop da MTV), in atmosfere esuberanti – punto di incontro tra gli Hanson e le Haim – e in un apporto melodico – reso tra l’altro unico dall’accentuata pronuncia di Healy – che tende a tramutarsi in un ulteriore strato ritmico. ChocolateSettle Down e Girls sono gli esempi diretti della formula, mentre Pressure e Menswear ne sono la versione in slow-motion o, con una punta di crudeltà, da boy band.

Destinato principalmente ad un target under-25 (sia dal punto di vista musicale che dei testi), The 1975 è un prodotto fresco e vincente che può portare aria nuova nelle charts e nelle playlist delle serate indie meno ricercate. Saranno anche dei furbacchioni, ma Matthew Healy e compagni meritano probabilmente più del facile odio che sono destinati a raccogliere.

4 Settembre 2013
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